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		<title>A qualcuno non piace la Argentieri</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Mar 2011 18:35:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ziba_L_bloG</dc:creator>
				<category><![CDATA[PsicanaLisi]]></category>
		<category><![CDATA[Punto di vista]]></category>
		<category><![CDATA[diritti glbt]]></category>
		<category><![CDATA[omofobia]]></category>
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		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#800080;">Recentemente una socia di FA è andata alla presentazione del libro di Simona Argentieri “A qualcuno piace uguale” nella sede degli psicanalisti di Bologna. Ne è tornata amareggiata, frustrata e anche sentendosi in un certo qual modo derisa, visto che alla fine di un dibattito in cui per tutto il tempo aveva percepito una certa omofobia, aveva deciso coraggiosamente di intervenire per far notare una serie di inesattezze, incongruenze e ambiguità.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Così, anche se titolo e copertina non mi avrebbero invogliato per niente a farlo, ho deciso di leggere il libro e di farlo molto attentamente, il più possibile senza pre-giudizio, per passione psicanalitica, ma anche per spirito di servizio, visto che dobbiamo tutti – e sempre di più – allenarci ad affrontare certe situazioni e anche a stanare il pregiudizio omofobo laddove magari sembra che non vi sia.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">E difatti, questo libro è pervaso dall’inizio alla fine di omofobia velata e inconscia (la stessa di certi politici del Pd quando parlano) e di una certa “ignoranza”, tipica di chi si sforza poco di conoscere un mondo che ha tuttavia la presunzione di conoscere a partire da vissuti e racconti personali portati in un setting analitico o peggio ancora dalle teorie psicanalitiche classiche, seppure in parte revisionate. </span><br />
<span style="color:#800080;">Non tutti gli omosessuali sentono il bisogno di andare in analisi, così come non tutti i transessuali e le transessuali (ma la Argentieri usa sempre e solo il maschile!) sono persone maniacali che vogliono <em>“attaccare ed eliminare la parte di sé cattiva della propria identità psicofisica” con una fantasia delirante di riparazione e di ricostruzione.</em></span><br />
<span style="color:#800080;">La questione del transessualismo non è liquidabile così facilmente. Siamo in molti ad essere d’accordo con chi nutre delle perplessità sulla chirurgia a tutti i costi tesa ad “incasellare” e “classificare” all’interno di uno dei due generi stabiliti, ma non è affatto questo a preoccupare la Argentieri, quanto “l’intolleranza delle persone transessuali a vivere il disagio psicologico e a volerlo circoscrivere alla corporeità”.</span><br />
<span style="color:#800080;">(Robert J. Stoller, uno psicanalista americano, scrisse nel 1968: [...] </span><em><span style="color:#800080;">Ma allora ciò significa che occorrerebbe procurare un trono a uno psicotico che, in maniera delirante, afferma di sentirsi un re? Non è alla stessa maniera irrazionale accogliere le richieste di un transessuale soltanto perché questi è infelice? Evidentemente si tratta di condizioni molto diverse tra loro: gli psicotici che vogliono un trono non diverranno meno disturbati se anche divenissero re; al contrario, la maggior parte dei transessuali divengono meno depressi e ansiosi, più socievoli e affettuosi successivamente al cambiamento. … Dico queste cose, perché si possa evitare di dare semplici risposte alla questione, facendo ricorso a termini quali “psicotico” e “delirio”, invece di descrivere i dati per come è possibile osservarli.”) </span></em><span style="color:#800080;"><em></em></span></p>
<p><span style="color:#800080;">Va detto che ci sono diversi momenti nel libro in cui per così dire – dal nostro punto di vista – l’autrice scopre l’acqua calda e ammette, ad esempio, che gli psicoterapeuti hanno poche occasioni di incontrare omosessuali con una personalità ben integrata, capaci di relazioni stabili e profonde; oppure – dopo aver snocciolato qualche vecchia teoria sull’omosessualità – che nessun innamoramento è esente da componenti narcisistiche e che i percorsi che conducono all’omosessualità non hanno valore generale di spiegazione nosografica; o ancora, che è difficile capire quanto le forme atipiche della sessualità gay siano “primarie” oppure “secondarie” alla clandestinità e alla riprovazione sociale. <em>“Lo potremmo sapere”,</em> aggiunge, “<em>se solo fossero lasciati finalmente in pace, liberi dalla curiosità morbosa, dallo stigma morale, dalla persecuzione”.</em> </span><br />
<span style="color:#800080;">Già.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">E nonostante ciò, la sensazione che a me personalmente lascia questo scritto è di enorme ambiguità, come di chi o non ha le idee chiare oppure non vuole dirle fino in fondo ma deve per forza parlare dell’argomento…chissà mai perché.</span><br />
<span style="color:#800080;">Peraltro non si comprende bene a chi è rivolto il libro: ai colleghi no, un po’ troppo divulgativo, mi pare. Agli omosessuali nemmeno, perché le persone omosessuali e transessuali conoscono bene le molte differenze all’interno del mondo glbt (sigla che nel libro non compare mai) e sanno che glbt si riferisce a un movimento che lotta per i diritti civili, non a un <em>calderone indifferenziato</em> in cui <em>“si equiparano sommariamente gay, lesbiche, unisex, bisessuali, travestiti, transessuali, queer,</em> asessuali”. Nemmeno si rivolge agli omofobi gravi perché gli omofobi gravi non leggono libri sull’omosessualità.</span><br />
<span style="color:#800080;">Un dubbio improvvisamente mi assale… Che sia rivolto proprio all’elettorato del Pd?</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Ci sono due questioni che dal mio punto di vista sono fondamentali: una è quella relativa al linguaggio e all’uso delle parole (a partire anche dalla scelta del titolo e dalla copertina, della quale si è discusso in vari blog) e l’altra relativa all’approccio prioritariamente ”intrapsichico”, che non tiene minimamente conto di quanto sia cruciale la questione del “minority stress” nelle persone omosessuali e transessuali. </span><br />
<span style="color:#800080;">Non a caso il concetto di “minority stress” non viene mai menzionato in tutto il libro, a differenza di quello che invece succede in “Citizen Gay” di Vittorio Lingiardi (che pure l’autrice cita, insieme a Chiara Lalli)  il cui approccio invece è prima di tutto “sociale” e volto a evidenziare quanto la questione del riconoscimento dei diritti sia fondamentale per la salute psichica delle persone gay, lesbiche e trans. </span><br />
<span style="color:#800080;">La Argentieri invece sembra molto più preoccupata della capacità o incapacità di amare delle persone, etero e omosessuali, sorvolando su quanto questa capacità possa essere, nelle persone omosessuali e transessuali, minata nelle fondamenta (anche) a causa dello stigma. Per questo motivo a mio avviso non si dovrebbe mai prescindere completamente dall’approccio socio/identitario, cosa che le persone glt sanno bene semplicemente perché lo sentono sulla loro pelle ed io su questo mi sono battuta per diverso tempo con i miei psicoterapeuti.</span><br />
<span style="color:#800080;">Argentieri invece é infastidita dalla parola “gay”, dalle sigle, dalle lobby, dalle ricerche americane sulle famiglie omogenitoriali e da tutte quelle “ideologie” che, a suo dire, impediscono il tentativo di un’analisi critica onesta senza che si venga tacciati di retriva omofobia.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Eppure è difficile non farlo, perché – e qui sta il punto nodale – se l’autrice non temesse così tanto l’approccio socio-identitario e partisse – ferma restando la diversità di ogni omosessuale – da un’idea di uguaglianza sociale autentica (che presuppone la valorizzazione delle differenze e la compensazione delle ingiustizie, come insegnava Don Milani), non potrebbe proprio usare il linguaggio che usa. Non potrebbe riferirsi ai gay pride parlando di <em>“chiassose esibizioni”,</em> o di <em>“soliti eccessi”;</em> non potrebbe dire, negando e ignorando la storia stessa del movimento omosessuale, che sente falso il termine “gay” perché esprime una <em>“difesa euforica che pretende di negare il versante depressivo, dando una patina di vitalità e gaiezza aprioristica a percorsi di vita che sono per lo più travagliati”</em> (si contraddice però subito dopo affermando che il senso dell’umorismo, il motto di spirito e l’ironia sono modalità di scarica dell’aggressività che mitigano gli impulsi crudeli e rendono la vita più sopportabile – che è proprio ciò che molti gay praticano da sempre, proprio per sopportare lo stigma. Ma evidentemente per la Argentieri è l’Edipo e non l’omofobia familiare e sociale a determinare quei percorsi di vita travagliati).</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Peccato mi viene da dire, perché io sarei anche d’accordo con alcune argomentazioni contenute nel libro, ma il fatto é che noi omosessuali nel leggere un libro come questo finiamo per metterci talmente sulla difensiva che perdiamo forse l’occasione di riflettere serenamente su questioni interessanti, come ad esempio il problema della scissione tra corrente pulsionale e corrente affettiva anche nelle coppie omosessuali; i disturbi della sessualità e tutte le analogie tra rapporti omo ed etero; la questione della bisessualità come non differenziazione; il desiderio di filiazione allorquando esso non è autentico ma autoreferente e narcisistico o quando, come negli eterosessuali, rischia di diventare ossessione (ma anche qui uguaglianza non vuol dire forse anche diritto all’ossessione e al narcisismo esattamente come per gli eterosessuali?); e ancora, il rischio della normalizzazione di qualsiasi comportamento o sintomo in nome del progressismo e della liberalizzazione.</span><br />
<span style="color:#800080;">(Mi fa  davvero rabbia pensare che per colpa di libri come questo, molti di noi si allontanano dalla psicanalisi che è invece uno strumento potenzialmente straordinario. Perché sono tuttora convinta che se ci si può rilassare sapendo che il terapeuta non ha certi pregiudizi, si può fare davvero un buon lavoro sul versante intrapsichico ed io in fondo non chiedo altro da una vita). </span><br />
<span style="color:#800080;">E come non condividere il concetto che “<em>se è assurdo definire una persona ‘malata’ perché è omosessuale, altrettanto illogico è esonerarla a priori da ogni patologia perché è tale”?.</em> Quante persone gay e lesbiche “disturbate” conosciamo? A me è capitato di incontrarne diverse e io credo che non dobbiamo aver paura di dirlo o pensare che siccome in giro c’è qualche psicanalista omofobo, la psicanalisi vada evitata tout court, così come non bisogna fare l’errore di spostare tutta la “conflittualità” interiore sul piano delle battaglie legali. Essere omosessuali non è tutto, non giustifica tutto, non significa avere le idee chiare, né essere esenti da pregiudizi. Come quello, e forse in parecchi lo abbiamo sperimentato all’inizio, di pensare che gli omosessuali sono tutti uguali e meravigliosi. </span><br />
<span style="color:#800080;">Tutto vero (e in questo evidentemente sta il rischio, per la Argentieri, dell’approccio socio/identitario rispetto a quello intrapsichico) ma tuttavia, come direbbe Didier Eridon, “l’oppressione sociale ha fortemente influito sulla costruzione di un’identità specifica degli stessi soggetti omosessuali” e, aggiungo io, sulla storia dei movimenti gay. </span><br />
<span style="color:#800080;">Dunque l’omosessualità non è affatto “<em>solo un dato esteriore</em>” che ci dice poco dell’organizzazione psicologica di una persona, come si legge sulla copertina.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Personalmente apprezzo molto una psicoterapeuta come Margherita Graglia, che tiene conto di entrambi gli approcci e usa nei suoi scritti un linguaggio che non contiene ambiguità, politicamente corretto. Per la Argentieri invece il politically correct è un tormento, una mania che nasconde il terrore di poter essere accusati di omofobia e razzismo, il che è vero, ma solo per quei personaggi del pd che “fingono” di non essere omofobi, non per quelli autenticamente non lo sono!</span><br />
<span style="color:#800080;">Ad esempio sia Graglia che Argentieri condividono il dubbio sull’opportunità che un paziente gay vada da un terapeuta dichiaratamente gay. Graglia (in “Psicoterapia e omosessualità”, 2009) semplicemente intravede il rischio di collusione e di sovrastima dei fattori sociali rispetto a quelli intrapsichici. Ed ecco invece cosa scrive la Argentieri: “…<em>la conseguenza di questa dissennata impostazione”</em> (il perseverare del ‘movimento’ nella <em>politica di conquista nei congressi internazionali di qualche sessione speciale dedicata a psicoanalisi e omosessualità</em> – è sempre la Argentieri che parla) “<em>è che talora si ritiene una strategia facilitante mandare pazienti gay da terapeuti dichiaratamente gay, ignorando che per questa via tutt’al più si rinforzano le reciproche difese, annullando l’opportunità che offre un’analisi di incontrarsi con qualcuno totalmente sconosciuto, di convocare tutte le fantasie del paziente nel transfert e di obbligare a sua volta il terapeuta a mettere in gioco se stesso nel controtransfert senza lo scudo di preconcetti di qualunque sorta”</em>.  Primo, la Argentieri non si pone il problema che da più di un secolo gli eterosessuali vanno da analisti dichiaratamente  - o scontatamente &#8211; eterosessuali (dunque rinforzando le reciproche difese ecc ecc.). Secondo, in un altro punto del libro l’autrice sostiene (giustamente) che le relazioni omosessuali non sfuggono al principio dell’alterità, che incontrarsi con l’uguale può costituire per qualcuno una scorciatoia, ma che quando il rapporto si approfondisce inizia la sfida dell’ incontro con l’altro da sé. Non si vede allora perché questo non dovrebbe valere in una eventuale relazione analitica tra due persone omosessuali.</span><br />
<span style="color:#800080;">E veniamo al capitolo sulla filiazione, *apparentemente* il meno “omofobo” e tutto sommato abbastanza equilibrato nella parte iniziale, considerata l’impostazione freudiana dell’autrice. In sostanza, scrive la Argentieri, le motivazioni psicologiche delle persone omosessuali che desiderano dei figli sono le stesse delle persone eterosessuali e <em>“non si tratta di dimostrare l’adeguatezza al compito di chicchessia ma di riconoscere che non ci possono essere criteri a priori per escludere gli omosessuali dalla genitorialità nelle sue varie forme”;</em> poi si dice in sintonia con Stefano Rodotà sul fatto che andrebbe limitato l’intervento legislativo nelle materie di vita e di morte e sostiene che è odioso pensare di precludere le tecnologie ad alcuni; spiega il complesso di Edipo con le sue varianti storiche e la sua non rigidità; descrive come avviene la formazione dell’identità e non intravede nessuna particolare catastrofe nelle famiglie omogenitoriali; aggiunge che siamo in un mondo in trasformazione che abbiamo appena cominciato a capire e che, pur non potendosi eludere dubbi e domande, non esistono ancora risposte, nessi lineari di causa effetto.</span><br />
<span style="color:#800080;">Dopodiché non si capisce perché diffidi degli studi delle più importanti associazioni mediche e psichiatriche americane e non si capisce perché attacchi poi in quella sede a parlare del desiderio che si trasforma in ossessione, di torture, di sotterfugi, di sacrifici eroici “al fine di garantirsi non tanto un figlio quanto un trofeo narcisistico che dovrebbe aggiustare tutte le falle identitarie precedenti” o perché dica di pensare con sgomento all’idea di magliette e gadget con su scritto “ho due mamme” o “amo il marito di papà” e a questo “obbligo sociale di dimostrare continuamente la propria normalità e felicità”. E continua a citare episodi davvero strani e marginali e dunque si capisce bene secondo me che lo scopo è quello di voler ridicolizzare gli omosessuali che intendono diventare genitori.</span><br />
<span style="color:#800080;">Non si tratta del nostro vittimismo omosessuale, ma di ambiguità (e cerchiobottismo) nella sua comunicazione. E anche di una certa disonestà. Lo dico perché altrove, nel libro, lei scrive che “le persone per bene manifestano la loro ostilità omofobe nelle forme ambigue socialmente accettate della derisione e dell’ironia” e quando ho letto questa frase mi è venuto subito in mente il racconto amareggiato della donna di FA e mi è sembrato proprio di vedere la scena del dibattito, i risolini in sala e il vero volto della Argentieri che si svelava.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Sempre Didier Eribon ha scritto che gli omosessuali vivono costantemente immersi in un “mondo di ingiurie” e che molti discorsi di apparenza intellettuale sono in realtà ingiurie eufemizzate o, almeno, incitamenti alla discriminazione e allora la lotta contro l’omofobia deve essere condotta sul piano intellettuale. </span><br />
<span style="color:#800080;"><em>«…Per questo credo che uno dei compiti più urgenti oggi è condurre una critica radicale e intransigente del discorso omofobo nelle sue forme felpate e “scientifiche” o “intellettuali” (e anche “religiose” e “teologiche”ndr) al fine di svelarne la verità razzista”.</em><em></em></span></p>
<p><span style="color:#800080;">Sul piano intellettuale dunque.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Ma forse anche la satira ci sta bene (per mitigare l’aggressività e gli impulsi crudeli…). </span><br />
<span style="color:#800080;">E mi viene in mente Dario Vergassola in “Parla con me” che con la sua ironica e fulminante comicità chiederebbe all’autrice: “Senta Argentieri, lei parla di “equivoci in serie” a proposito dell’omosessualità e sostiene che sotto il generico ombrello di “omosessualità” si raccolgano troppe tipologie. Sicura che gli equivoci non siano solo i suoi e che quando parla di “ombrello” e “calderone” non stia in realtà pensando al Pd?</span><br />
<span style="color:#800080;"> </span></p>
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		<title>La Muraro e i muri delle donne</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 20:46:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ziba_L_bloG</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Taccio, anzi parlo]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><strong><span style="color:#800080;"><span style="color:#800080;">Ripassando il Pensiero della Differenza&#8230;</span></span></strong></p>
<p><span style="color:#800080;"><em><span style="color:#800080;">&#8220;.</span>..Nella relazone tra donne il pericolo nell&#8217;estremo contatto, non è l&#8217;amore ma l&#8217;odio, è l&#8217;avversione per la madre, l&#8217;odio per lei, l&#8217;estremo contatto a cui ho dato il nome di amore. Perché dove non c&#8217;è ordine simbolico le emozioni elementari si capovolgono nel loro contrario. La relazione con la madre reale non è una faccenda privata o psicologica, è una vicenda della cultura umana e della libertà femminile. Essenziale è che noi se ne faccia una trasposizione, un elemento di storia e di politica. Io non penso che la politica delle donne sia fatta per risolvere la tragedia dell&#8217;odio di una figlia per sua madre, forse lo risolverà, ma penso che possa portare questo odio alla luce del sole e possa farne combustibile. Ne caveremo intelligenza e libertà per le donne, invece di subirlo come abisso che ci risucchia. (&#8230;) E&#8217; vero, ci sono donne che parlano per conto terzi e che per sovrappiù sono anche misogine. La logica che io ho individuato in me&#8230;è che se anche fossi, ammettiamo, circondata da misogine, ho comunque bisogno di madre, sono mossa dal bisogno di madre ed ho bisogno di essere toccata dalla madre, se no muoio, come un utero staccato. Ho intorno, mettiamo, figure misogine che non mi rimandano niente, anzi, mi fanno venire odio, odio e avversione come certi feti che abortiscono perché non vogliono essere toccati da quella donna lì. Queste donne ci sono veramente, allora cosa capita? E&#8217; qui che viene le necessità della mediazione. Quando dico mediazione, non parlo di via di mezzo, non è una cosa che sta in mezzo tra due cose date. La mediazione è sempre tra l&#8217;assoluto voler dire e voler essere, e la sua dicibilità. La mediazione è necessaria per poter far valere questo assoluto voler dire e voler essere. La mediazione è necessaria per le grandi pretese, per la voglia di vincere, per l&#8217;enormità del desiderio. LA MEDIAZIONE E&#8217; NECESSARIA PER NON DIVENTARE MODERATE. E&#8217; necessaria perché si possa mantenere dentro di noi l&#8217;assolutezza estrema del desiderio, delle pretese, del voler dire. Questa è la necessità della mediazione. Non è per buon senso o per realismo, serve ad aprire una strada davanti a qualcosa che contraddice la mia grande pretesa. Perché se non si apre questa strada, o divento pazza, e qualcuna diventa pazza, oppure devo rinunciare, devo moderarmi, devo rendermi modesta, sempre più.(&#8230;) Il mio assoluto voler dire deve saper trovare il luogo terzo, una parola misurata in cui l&#8217;altra trovi la sua convenienza e andiamo alla comunicazione che non è più viscerale, uterina, isterica, e diventa comunicazione simbolica. Ed è così che si fa la politica delle donne. Né più ne meno&#8230;<br />
</em></span><span style="color:#800080;">(Luisa Muraro)</span></p>
<p><span style="color:#333399;">Domande che vorrei fare a Luisa, precisando che stimo molto il suo lavoro e che condivido molti suoi pensieri, avendoli anche ascoltati dal vivo:</span></p>
<p><span style="color:#333399;"> 1. In riferimento all&#8217;ultimo capoverso, che succede quando la comunicazione non è neanche viscerale, uterina e isterica; quando l&#8217;odio è talmente grande da erigere muri di pietra? O peggio ancora di gomma?</span></p>
<p><span style="color:#333399;">2. Come gestire i conflitti quando ci sono di mezzo le relazioni lesbiche, il possesso, gli intrighi e la stupidità?</span></p>
<p><span style="color:#333399;">3. Come restare serene quando si è destinatarie dell&#8217;odio, dell&#8217;ostilità e del sospetto non di una sola ma addirittura di più donne?</span></p>
<p><span style="color:#333399;">4. Come intendi la mediazione? Per luogo terzo intendi anche una donna terza o un gruppo terzo?</span></p>
<p><span style="color:#333399;">5. In certi casi è meglio l&#8217;autocoscienza o la psicoterapia? E&#8217; davvero soltanto una vicenda della cultura umana e della libertà femminile che riguarda la mancanza di ordine simbolico?</span></p>
<p><span style="color:#333399;">Mi piacerebbe un giorno poter elaborare su questi temi, magari insieme a donne intelligenti e davvero &#8220;dispari&#8221;, un pensiero aggiornato e lucido. Ispirato, ma non inquinato, dall&#8217;esperienza personale e interpersonale di questi anni (e anche dalle nevrosi personali).</span></p>
</div>
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		<title>La lli e le metafore che fanno la differenza</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 20:34:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ziba_L_bloG</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
		<category><![CDATA[Taccio, anzi parlo]]></category>
		<category><![CDATA[gruppi di donne]]></category>
		<category><![CDATA[gruppi lesbici]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni tanto sento parlare le donne dell&#8217;importanza di &#8220;tessere&#8221; le relazioni e tuttavia osservo spesso che le più brave a &#8220;tessere&#8221; sono anche le più brave a ferire le altre donne e forse non è un caso se focalizziamo che gli elementi della tessitura si chiamano &#8220;catena&#8221;(l&#8217;insieme dei fili sul telaio), e &#8220;trama&#8221;, (il filo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zibalblog.wordpress.com&amp;blog=1447295&amp;post=807&amp;subd=zibalblog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#800080;">Ogni tanto sento parlare le donne dell&#8217;importanza di &#8220;tessere&#8221; le relazioni e tuttavia osservo spesso che le più brave a &#8220;tessere&#8221; sono anche le più brave a ferire le altre donne e forse non è un caso se focalizziamo che gli elementi della tessitura si chiamano &#8220;catena&#8221;(l&#8217;insieme dei fili sul telaio), e &#8220;trama&#8221;, (il filo unico che percorre da una parte all&#8217;altra la catena, detta anche ordito) e se pensiamo che la parola trama (da cui anche tramare) significa &#8220;costruzione&#8221;, &#8220;racconto&#8221;, ma anche, per l&#8217;appunto, &#8220;macchinazione&#8221;, &#8220;congiura&#8221;, &#8220;tradimento&#8221;.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">E infatti dal mio punto di vista le relazioni non si &#8220;tessono&#8221;, ma si &#8220;stabiliscono&#8221;. E si stabiliscono sempre e solo sull&#8217;empatia, sugli interessi, sui valori, sugli obiettivi. Con onestà e trasparenza. Possono essere di tanti tipi le relazioni ma sono sempre strade, collegamenti. E si possono &#8220;collegare&#8221; tra loro solo gli elementi &#8220;collegabili&#8221; (trovando i pezzi di raccordo magari). Ad esempio per fare un treno puoi collegare tra loro solo delle carrozze, non carrozze con trattori. E per farlo camminare devi costruire e collegare tra loro dei pezzi di binario, mica puoi farlo marciare sull&#8217;asfalto.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Ora, non sto dicendo che non si possa pensare ad un treno immaginario e insolito, colorato, originale e rispettoso di tutte le diversità, ma sempre dei binari devi collegare. Insomma è come la Binetti nel pd: è inutile girarci intorno, non ci azzecca. E poi ci sarebbe la questione morale, che nel Pd come altrove andrebbe affrontata.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Quello che voglio dire è che trovo quantomeno strampalata l&#8217;idea che tutti i comportamenti debbano essere annoverati come portatori di diversità (e se ti azzardi a dire che qualcosa non va sei una che non accoglie e rispetta le modalità altrui).</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Le relazioni poi, una volta stabilite, vanno &#8220;lubrificate&#8221; e ogni tanto &#8220;rinegoziate&#8221;, come i mutui a tasso variabile quando aumenta troppo il costo del denaro. D&#8217;altra parte le relazioni a tasso fisso non mi piacciono granché perché mi ricordano il matrimonio di mia madre con mio padre, un mutuo a vita a tasso fisso contratto in un periodo in cui i tassi erano molto alti per le donne&#8230;.Il marito è quello che ti è stato dato e la relazione non va mai messa in discussione.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Non voglio tassi fissi nelle mie relazioni. E la lli non è intoccabile. Così come io non sono nazista. Di questo fui tacciata quando scrissi che il gruppo avrebbe dovuto difendersi da chi lo stava minacciando.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Sono semplicemente una persona che ha praticato tanto sport. E nello sport quando ti comporti scorrettamente, se commetti un fallo grave, vieni ammonita o addirittura espulsa dal campo durante la partita. Ma vieni espulsa anche dalla squadra se non rispetti le regole e crei problemi nel gruppo. Il nazismo non c’entra. Tuttavia non è facile dentro di me rispedire al mittente questa cosa. Tale è la mia “dipendenza” dallo sguardo, dal pensiero e dal giudizio femminile, che ho finito per credere in qualche modo a questa teoria, tant’è che a poco a poco, ho letteralmente “sterminato” le donne della lista lesbica dalla mia vita. Tutte, anche quelle che non c’entrano con i conflitti del gruppo romano all’epoca del mio incontro con S. Non le posso più vedere, le guardo con diffidenza, con sospetto, senza più entusiasmo, quell’entusiasmo che nutrivo all’inizio del mio percorso, quando pensavo che le donne lesbiche fossero più intelligenti, meno “primordiali”, più solidali tra loro. Questo se guardo ad un livello più “emotivo” e profondo. Di fatto, ad un livello più “intellettuale” e politico c’era comunque una forte dissidenza rispetto alla policy e alla gestione non democratica, nonché bizzarra per diversi aspetti, di quel luogo.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Insomma, da essere una che andava ai meeting della lli felice di incontrare altre donne ed entrarci in contatto e in relazione, è successo che ora non lo sono più. Forse non so fare i conti con il fatto che tra donne ci si può amare e odiare allo stesso tempo, che si può fare politica insieme sorridendosi e detestandosi, che si può essere amiche o appartenenti a una medesima comunità essendo maligne e/o acide.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Mi sono sempre chiesta come mai un certo pensiero femminista abbia prediletto la pratica della disparità a scapito di quella della sorellanza. A volte mi viene quasi il dubbio che quello della pratica simbolica e politica della disparità sia inconsapevolmente un pretesto per mascherare qualcosa che non ha nulla a che fare con l’esigenza di riconciliazione con la madre e il pagamento del debito simbolico con lei, quanto con altre questioni. D&#8217;altra parte, come scrive Diana Sartori, dopo la fine del patriarcato l’ombra dell’oscuro materno ritorna e insiste, perché c’è dell’irreparabile nella relazione con la madre.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Mi chiedo anche perché le lesbo-femministe restano ancora per la maggior parte “separatiste”, prolungando oltremodo una pratica pur a suo tempo necessaria, e rifiutano ancora tout court il maschile (della serie gli uomini li teniamo fuori dalla porta ma la cultura e le modalità del mondo maschile entrano giocoforza dalla finestra).</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Mi rendo perfettamente conto che all’epoca non si poteva chiedere &#8220;aiuto&#8221; alla società patriarcale, anche se non ci ha fatto bene, ritengo, tagliare fuori dalle nostre vite interiori ed emotive i padri, i singoli padri, estratti dalla cornice culturale e dal rapporto con le mogli, nostre madri, le quali &#8211; come ebbe a dire stranamente proprio Luisa Muraro ai margini di un convegno &#8211; spesso erano portatrici della famosa “legge del padre” in maniera più opprimente e oppressiva di quanto non lo fossero molti padri singoli i quali, innamorati delle figlie, le proiettavano verso quella libertà, alla quale le madri non potevano autorizzarle.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Non ci ha fatto e non ci fa bene, soggettivamente e politicamente, praticare la disparità. E&#8217; tempo di guardare le une alle altre da sorelle (il che certo non significa che siamo tutte della stessa età ed esperienza o che tra sorelle non si possa litigare, ma per quella che è la mia esperienza litigare con tua sorella non è come avere a che fare con tua madre). Chiara Zamboni scrive che col venire meno dell’ordine patriarcale non è affatto subentrato un nuovo ordine e che ciò che muore ritorna come fantasma se non elaborato, traducendosi tutto ciò in disordine. In questo disordine la sorellanza potrebbe fare la differenza io credo, come quando i genitori litigano e tra sorelle ci si stringe per andare avanti.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Perché poi succede come a certi meeting di lli in cui persone poco accoglienti e con scarso senso della sorellanza inventano i giochini d&#8217;accoglienza.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">All’ultimo meeting cui ho partecipato per accompagnare S. e rivedere qualche amica, me ne sono stata per conto mio durante i lavori. Una scelta determinata da due fattori. Uno personale: non avrei potuto fare a meno, durante i gruppo, di ripensare agli sfracelli del gruppo romano dopo il mio incontro con S. ; il secondo, comunque non disgiunto dal primo, sui contenuti: stonava parecchio ai miei occhi l&#8217;immagine proposta in apertura della *mangrovia*, la pianta tropicale dalle proprietà filtranti, di resistenza e di adattamento, capace di nutrirsi di residui anche nocivi delle altre creature. Il riferimento era chiaro, ma stonava perché non veniva detto che le mangrovie possono morire improvvisamente, e di fatto muoiono, senza (apparenti) spiegazioni. Come dire si adattano si adattano si adattano&#8230; e poi forse non ce la fanno più e se ne vanno di colpo. Succede anche a certe donne quando si sentono trascurate o ingannate da altre donne.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Andando indietro con la mente ai lavori di un altro meeting di due anni fa, trovo un&#8217;altra metafora: quella della *caravella portoghese*, un animale marino che ha una sacca d&#8217;aria che emerge dalla superficie del mare e che funge da vela, così che possa resistere al vento e anche sfruttare il vento stesso per spostarsi. Naturalmente anche allora non si raccontò che questa strana medusa possiede tentacoli lunghi anche trenta metri e che in questi tentacoli sono presenti milioni di cellule urticanti con più di dieci tipi di veleni diversi. Insomma ad avvicinarsi troppo a quella che sembra una piccola sacca galleggiante si rischia di farsi molto male. Quei tentacoli provocano un forte abbassamento della pressione sanguigna con conseguente collasso e, nei casi più gravi, shock anafilattico e possibile morte negli individui più sensibili. Insomma le caravelle portoghesi sono anche questo.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Sono convinta. ripensando al tipo di immagini proposte in questi meeting, che sia un grosso errore muoversi in una community di donne come se si volesse fare propaganda o vendere un prodotto, decantandone le doti e guardandosi bene dal dirne i problemi e i difetti. E&#8217; un&#8217;operazione rischiosa, perché attrae le donne che lì per lì “comprano” entusiaste, per poi rimanere, in parecchie, deluse dall&#8217;articolo.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Può darsi che io esageri perché appartengo al gruppo delle piante &#8220;difficili&#8221;, tipo il ginepro o l&#8217;acero giapponese, ma devo dire d&#8217;altra parte, tanto per usare anch&#8217;io delle metafore, che invece sono una grande estimatrice delle&#8230;anatre domestiche.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Le anatre domestiche sono, come la maggior parte dei volatili, animali pacifici che non combattono mai tra loro, nemmeno con le anatre selvatiche. Amano vivere in grandi comunità e comunicano tra loro per far sapere agli altri membri del gruppo i pericoli imminenti: una volpe, o altri predatori. Inoltre possono sviluppare amicizie profonde e durevoli, addirittura con altre specie.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Ecco, molte donne che vanno per la prima volta a un meeting di donne lesbiche si illudono di essere tra le anatre. Le vedi felici, raggianti. Poi mano a mano le guardi spegnersi e rassegnarsi al fatto che vi è un&#8217;elevata presenza di&#8230;velenose caravelle portoghesi.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Non importa se quelle donne resteranno o se ne andranno, non le vedrai mai più raggianti.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">E a distanza di qualche anno osservi con tenerezza le nuove arrivate e ti rivedi in quegli occhi raggianti, mentre dall&#8217;altro lato, tieni d&#8217;occhio la situazione e cerchi di tenerti lontana dalle cellule urticanti.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Quelle come me hanno delle strane idee e vorrebbero che le donne fossero anatre tra loro e aquile col mondo.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Che stupida, se fra donne si fosse anatre , il mondo lo avremmo già conquistato.</span></p>
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		<title>Elenco di frasi omofobe lette nei libri di psicologia</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 00:19:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ziba_L_bloG</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sottolineature]]></category>
		<category><![CDATA[omofobia]]></category>
		<category><![CDATA[PsicanaLisi]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ipoteticamente letto da Margherita Graglia e Paolo Rigliano (da Adler, Ferenczi, Klein, Bergler, Lacan)  …E’ dunque indubbio che l’eziologia dell’omosessualità sia da ricercare in un conflitto psicodinamico…  La maggior parte degli omosessuali, siano essi uomini o donne, non presentano alcuna anomalia sul piano organico e la loro scelta è da riferire quasi esclusivamente a fattori [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zibalblog.wordpress.com&amp;blog=1447295&amp;post=1044&amp;subd=zibalblog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#800080;"><em><span style="color:#000000;"><span style="color:#ff6600;">Ipoteticamente letto da Margherita Graglia e Paolo Rigliano</span></span></em></span></p>
<p><span style="color:#333399;">(da Adler, Ferenczi, Klein, Bergler, Lacan)</span></p>
<p><span style="color:#800080;"> …E’ dunque indubbio che l’eziologia dell’omosessualità sia da ricercare in un conflitto psicodinamico…</span></p>
<p><span style="color:#800080;"> La maggior parte degli omosessuali, siano essi uomini o donne, non presentano alcuna anomalia sul piano organico e la loro scelta è da riferire quasi esclusivamente a fattori psicologici: vissuti di inferiorità non o mal compensati, paura dell’insuccesso, timore di eccessive responsabilità.</span></p>
<p><span style="color:#800080;"> Le motivazioni psicodinamiche dell’omosessualità maschile sono da ricercare soprattutto in un blocco del normale training erotico nell’infanzia o nella pubertà…una madre troppo forte che ha elaborato una protesta virile attiva…un padre debole…dei fratelli maggiori duri e rigidi….ma perché l’omosessualità avvenga è sempre necessario un incontro contagiante durante l’adolescenza o l’età adulta…</span></p>
<p> <span style="color:#800080;">Vi sono donne che effettuano la scelta omosessuale conservando almeno parzialmente le caratteristiche di femminilità. In questi soggetti sono facilmente reperibili frustrazioni nel rapporto con il maschio…</span></p>
<p><span style="color:#800080;"> …Il numero dei deviati sembra in fase di aumento….</span></p>
<p><span style="color:#800080;"> …L’unico quesito non è stato ancora risolto dai ricercatori e cioè quale categoria di degenerati finisca nel canale dell’omosessualità</span></p>
<p><span style="color:#800080;"> Ogni perversione è espressione di un incremento di distanza fra uomo e donna…</span></p>
<p><span style="color:#800080;"> La perversione scaturisce generalmente da una vita spirituale che presenta caratteristiche di forte ipersensibilità, eccesso di orgoglio e caparbietà…prevalgono i sentimenti egocentrici, la diffidenza e la smania di comando….</span></p>
<p><span style="color:#800080;"> …Figli unici viziati, bambini prediletti che crescono in un ambiente esclusivamente femminile, maschietti che, venuti al mondo al posto della femmina desiderata vengono allevati come bambine, possono trasformarsi più facilmente di altri in invertiti…</span></p>
<p><span style="color:#800080;"> L’omoerotismo oggettivo è una nevrosi, una nevrosi ossessiva…</span></p>
<p><span style="color:#800080;"> L’atto sessuale tra uomini comporta una soddisfazione delle pulsioni sadiche ed una conferma del sentimento d’onnipotenza distruttiva…</span></p>
<p><span style="color:#800080;"> Ogni omosessuale è un raffinato collezionista di ingiustizie e in conseguenza un masochista psichico. Un masochista psichico è un nevrotico. L’omosessuale, fugge freneticamente le donne…</span></p>
<p><span style="color:#800080;"> L’omosessuale odia le donne con l’odio compensatore di un masochista trafitto dalla paura…</span></p>
<p><span style="color:#800080;"> Se la teoria analitica assegna all’Edipo una funzione normativizzante, ricordiamoci che la nostra esperienza ci insegna che non basta che essa conduca il soggetto a una scelta oggettuale, ma bisogna anche che questa scelta sia eterosessuale…</span></p>
<p><span style="color:#800080;"> Un tipico segno omosessuale è una visione megalomane della vita…</span></p>
<p><span style="color:#800080;"> Gli omosessuali rivelano una misura di gelosia violenta e irrazionale che non ha corrispettivo nei rapporti eterosessuali</span></p>
<p><span style="color:#800080;"> Gli omosessuali sono persone essenzialmente sgradevoli</span></p>
<p><span style="color:#800080;"> Nelle deviazioni sessuali i terapeuti del comportamento attualmente applicano di preferenza il metodo dei riflessi condizionati (Pavlov) o condizionamento classico o quello del condizionamento strumentale (Skinner). In determinati casi vengono usati anche quei farmaci o interventi che riducono l’impulso sessuale al punto che il comportamento sessuale del paziente appare molto attenuato o praticamente nullo…</span></p>
<p><span style="color:#800080;"> (e per finire la chicca da un libro di self-help):</span></p>
<p><span style="color:#800080;">…Commettere omicidio, essere omosessuali o essere violenti può, ai nostri occhi, essere male, ma non  bisogna giudicare mai nessuno. Anche queste persone hanno qualcosa da imparare nelle loro esperienze. Loro soltanto sanno che cosa vivono interiormente e coloro che vanno contro le leggi naturali fondamentali, come la legge dell’amore, della responsabilità….raccoglieranno ciò che seminano (Lise Bourbeau – Ascolta il tuo corpo).</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Consentitemi, anche se non è molto fine :<br />
Lise Bourbeau,</span></p>
<p><span style="color:#800080;">&#8230;ma vaffanculo. </span></p>
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		<title>Agorà e pensieri</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 14:08:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ziba_L_bloG</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il film &#8220;Agorà&#8221; è la storia di Ipazia di Alessandria e di tutte le &#8220;Ipazie&#8221; soffocate, tarpate nelle loro ali, nei desideri e nei sogni dal fondamentalismo degli uomini, religiosi e non. Il fondamentalismo fa il suo giro, e nessuna delle tre grandi religioni è, o è stata, esente. Questo è il messaggio. Ecco perché il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zibalblog.wordpress.com&amp;blog=1447295&amp;post=1030&amp;subd=zibalblog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#800080;">Il film &#8220;Agorà&#8221; è la storia di Ipazia di Alessandria e di tutte le &#8220;Ipazie&#8221; soffocate, tarpate nelle loro ali, nei desideri e nei sogni dal fondamentalismo degli uomini, religiosi e non.<br />
Il fondamentalismo fa il suo giro, e nessuna delle tre grandi religioni è, o è stata, esente. Questo è il messaggio. Ecco perché il Vaticano oscurantista ha fatto pressioni perché il film non uscisse in Italia. Non vuole che i fedeli escano dall&#8217;ignoranza, che colleghino, che risalgano, che ragionino. Il Vaticano che da quella storia viene, da quella follia paolina che tutto ha stravolto (perché non c&#8217;è fondamentalista peggiore di chi, folgorato, si converte all&#8217;improvviso, di qualunque credo di tratti, anche non religioso).<br />
Ai cattolici non raccontare che le scritture le hanno prodotte uomini fallibili e non certo Dio stesso&#8230; I protestanti e i valdesi quantomeno ci sono arrivati. I vescovi cattolici sono su certe cose ancora a carissimo amico. Omofobia e sessismo, tanto per dire.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Ma sono dei fondamentalisti moderni&#8230;non ti uccidono con le armi, non ti lapidano con le pietre. Con una mano ti accolgono, con l&#8217;altra ti discriminano&#8230; e fanno pure strane associazioni, per coprire le loro porcate, che mica si devono sapere o denunciare. Certo che quando poi le cose vengono a galla perché qualche quotidiano straniero non asservito fa qualche bella inchiesta, non ci si può davvero esimere&#8230;grazie tante! Ma questo è. La chiesa annovera tra i suoi santi quel sanguinario di Cirillo di Alessandria il cui volto nel film ha una strana ed eloquente somiglianza con il terrorista islamico Bin Laden. Questo è.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Povera Ipazia&#8230; Che pure ha le sue &#8220;pecche&#8221; dovute al vivere nel suo tempo, un tempo che prevede la schiavitù. In un momento altamente drammatico del film lei urla al suo schiavo Davo che è un idiota. Davo ne è segretamente innamorato, ma finirà per intravedere nel cristianesimo la libertà dalla sua condizione (d&#8217;altra parte però ci vuole ben poco a passare da una forma di schiavitù a un&#8217;altra).<br />
Che buffa e terribile contraddizione si realizzò con l&#8217;avvento del cristianesimo: da un lato esso fece leva sugli ultimi e liberò gli uomini dalla schiavitù, dall&#8217;altra retrocesse le donne. Le ultime degli ultimi. Sempre. Impure, baldracche, empie, puttane. A meno che non siano madri o madonne. Un po&#8217; è così anche oggi, non ci illudiamo. Qui in occidente vengono lapidate in un altro modo e considerate carne da trastullo, e il bello è che vi si prestano di buon grado, senza rendersi nemmeno conto di come vengono trattate. Verrebbe quasi da dire che Iddìo, quello senza religione, quello del buon senso e della dignità, ci ha proprio abbandonato! O forse è sempre stato così e i più non hanno mai ragionato con la propria testa. La ragione ce la dice il film: l&#8217;uccisione della filosofia, la mancanza di figure che insegnino a pensare a porre problemi e domande, a coltivare il dubbio.<br />
Ho sempre pensato che una delle più grandi fortune che possano capitare nella vita è quella di conoscere un vero maestro. Di questi tempi praticamente come vincere alla lotteria.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Uscendo dal cinema penso che non c&#8217;è speranza e che sempre, da che mondo è mondo, prevalgono gli stupidi e gli esaltati. Lo pensa anche S. Anzi, lei in macchina aggiunge qualcosa di più grave: se devo proprio dire la verità, sussurra, io mi vorrei ammazzare. Lo dice con un tono che mi trafigge, sostenendo che al di fuori della &#8220;logica limitatissima degli affetti&#8221;, non vale davvero la pena vivere. Ecco che l&#8217;idea di far parte di una &#8220;logica limitatissima&#8221; dove ci sono solo &#8221;legami&#8221;, e forse il restare vivi come &#8220;dovere&#8221;, senza gioia di vivere, mi rattrista ancora di più.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Il giorno dopo ho le ossa spezzate. Non so, forse io l&#8217;avrei detto in un altro modo. Perché non ha tutti i torti S.: anch&#8217;io penso che non ci sia da stare allegri a questo mondo, in Italia poi&#8230;dove la Lega, per dire, va alla conquista degli operai e riesce a convincerli che immigrati e &#8220;culattoni&#8221; sono gente sgradita e da epurare… e dove gli operai si fanno infinocchiare e diventano leghisti, forse perché così si sentono meno ultimi&#8230;.Principi cristiani di una società con radici cristiane. O anche :corsi e ricorsi storici.<br />
Dicevo, penso anch&#8217;io che non c&#8217;è molto da stare allegri, ma poi vorrei provare a metterla in dubbio questa affermazione e trovare invece dei motivi per stare al mondo e avere fiducia nel genere umano. Non e&#8217; certo facile, e nel momento in cui me ne viene in mente uno buono, immediatamente se ne affacciano cinque o sei disastrosi. Decisamente io non sono una da “pensiero positivo”, secondo cui i miei dolori sarebbero il risultato dei miei pensieri. Stronzate, ho sempre pensato che è esattamente il contrario. Tuttavia, come ha detto qualcuno, non e&#8217; quello che &#8220;ti&#8221; capita, ma quello che ne fai.  Magari e&#8217; proprio a partire dal dolore, senza far finta che esso non esista e che tutto va bene, che si riesce a fare qualche cosa.<br />
Sorseggio il mio centrifugato di frutta mattutino e penso che e&#8217; una gran bella invenzione per l&#8217; umanita&#8217; un attrezzo che separa il succo dalla polpa e che limita le fermentazioni nel colon&#8230; Eppure la colite e&#8217; una di quelle sindromi nate proprio con la rivoluzione industriale. Però questo forse vuol dire che l&#8217; umanita&#8217; tenta sempre di bilanciare i risvolti negativi del progresso. Ci riesce? Magari sì, se oggi si muore colitici a novant&#8217;anni e secoli fa si moriva a trenta di parto o di qualche altro male sconosciuto, che forse  non era altro che il cancro che conosciamo oggi, chissà. Certo, i fattori di rischio sono sicuramente aumentati, ma c’è anche la ricerca che fa passi da gigante. Ci sono meno guerre, e infatti siamo troppi e le risorse cominciano a scarseggiare, ci sono i disastri ambientali e climatici&#8230; ma non c’è una ragione valida per dubitare del fatto che si troveranno soluzioni. In fondo se siamo al mondo ormai da migliaia, milioni di anni, vuol dire che gli umani trovano sempre il modo di uscire dalle crisi ed è, questa, una fase piccolissima, in fondo, se rapportata ai millenni. Forse il progresso tecnologico e le scoperte scientifiche ci porteranno su altri pianeti se questo dovesse esaurire le risorse o diventare troppo piccolo, o troppo caldo. D&#8217;altra parte abbiamo scelta? Voglio dire, a parte tutto quello che possiamo e dobbiamo responsabilmente fare, a parte le scelte che i governi devono compiere, possiamo tornare indietro? E soprattutto abbiamo idea di che significa? Praticamente rinunciare a tutto quello che c&#8217;è nelle nostre belle case occidentali, cani e gatti compresi. No, quest&#8217;idea non mi piace. E inoltre non voglio tornare ai tempi in cui si era bruciati sul rogo perché omosessuali o donne stravaganti. Vero è che questo succede ancora oggi in molti paesi, ma l&#8217;obiettivo e&#8217; che non succeda piu&#8217; nemmeno in quelli. Non che questo significhi imporlo con la forza. Certe cose non si esportano. Si può tentare di dialogare, si può sanzionare e sicuramente stigmatizzare, si può protestare sotto le loro ambasciate, ma una cultura deve trovare dentro di sé i semi della propria evoluzione. Non c&#8217;e&#8217; altra strada. E non parlo di quelle situazioni in cui la comunita&#8217; internazionale ha il dovere di intervenire, parlo della vita di tutti i giorni in quei paesi. Le cose, i modi di pensare cambiano lentamente. Ci si organizza e si comincia. Tira e molla, un piccolo strappo di qua, un&#8217;altro di là. Sudore, qualche volta sangue. E quando i tempi sono maturi, tutto accelera e in poco tempo cambia tutto quello che non è cambiato in anni o secoli.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Voglio vivere in questo tempo, anzi vorrei essere già in un futuro di diritti e di uguaglianza, in cui gli omosessuali possano sposarsi e avere figli, e i cani entrare dappertutto. Se penso che è cominciata con gli animali offerti in sacrificio mentre oggi c&#8217;è la Lav e altre associazioni che tutelano i Pluto, i Fido e le cavie da laboratorio ,allora vuol dire che di strada ne abbiamo fatta. Ma quand&#8217;anche fosse un&#8217;illusione, quand&#8217;anche il pessimismo cosmico mi attanagliasse completamente e tornassi all&#8217;idea che tutto è inutile e che la stupidità umana non ha limiti, io voglio continuare a vivere.  Chi si occuperebbe dei miei piccoli amici pelosi? Loro non fanno parte di una logica limitata, né sono un mero strumento consolatorio per i giorni tristi. Certo, andare al mare a rotolarsi sulla sabbia, ronfare insieme, strofinarsi, rincorrere una palla, perdersi occhi negli occhi, è per me gioia pura e sicuramente rende meno pesante il mio vivere, ma non penso a questo. Penso che vivere con loro sia un viaggio. Perché gli animali ti fanno ritrovare la semplicità e al tempo stesso ti insegnano la complessità e il valore dell&#8217;essere diversi. Gli animali sono nostri maestri. Filosofi di un tempo in cui la filosofia è morta.<br />
</span><span style="color:#800080;">E soprattutto gli animali sono laici.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">Ma tra i miei amati, nel mio microcosmo non limitato e non limitante, c&#8217;è anche lei, S.. E la mia famiglia, gli amici, persino la comunità.</span></p>
<p><span style="color:#800080;">E allora, se è vero che non c&#8217;è da stare allegri in questo momento storico, io voglio viaggiare con tutti loro per vedere come va a finire e provare a fare la mia, la nostra, piccola parte.<br />
Ecco forse come l&#8217;avrei detto.<br />
Le parole sono importanti&#8230;e soprattutto, le parole di chi ti ama possono alleggerirti le ossa.</span></p>
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