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    Agorà e pensieri

    Il film “Agorà” è la storia di Ipazia di Alessandria e di tutte le “Ipazie” soffocate, tarpate nelle loro ali, nei desideri e nei sogni dal fondamentalismo degli uomini, religiosi e non.
    Il fondamentalismo fa il suo giro, e nessuna delle tre grandi religioni è, o è stata, esente. Questo è il messaggio. Ecco perché il Vaticano oscurantista ha fatto pressioni perché il film non uscisse in Italia. Non vuole che i fedeli escano dall’ignoranza, che colleghino, che risalgano, che ragionino. Il Vaticano che da quella storia viene, da quella follia paolina che tutto ha stravolto (perché non c’è fondamentalista peggiore di chi, folgorato, si converte all’improvviso, di qualunque credo di tratti, anche non religioso).
    Ai cattolici non raccontare che le scritture le hanno prodotte uomini fallibili e non certo Dio stesso… I protestanti e i valdesi quantomeno ci sono arrivati. I vescovi cattolici sono su certe cose ancora a carissimo amico. Omofobia e sessismo, tanto per dire.

    Ma sono dei fondamentalisti moderni…non ti uccidono con le armi, non ti lapidano con le pietre. Con una mano ti accolgono, con l’altra ti discriminano… e fanno pure strane associazioni, per coprire le loro porcate, che mica si devono sapere o denunciare. Certo che quando poi le cose vengono a galla perché qualche quotidiano straniero non asservito fa qualche bella inchiesta, non ci si può davvero esimere…grazie tante! Ma questo è. La chiesa annovera tra i suoi santi quel sanguinario di Cirillo di Alessandria il cui volto nel film ha una strana ed eloquente somiglianza con il terrorista islamico Bin Laden. Questo è.

    Povera Ipazia… Che pure ha le sue “pecche” dovute al vivere nel suo tempo, un tempo che prevede la schiavitù. In un momento altamente drammatico del film lei urla al suo schiavo Davo che è un idiota. Davo ne è segretamente innamorato, ma finirà per intravedere nel cristianesimo la libertà dalla sua condizione (d’altra parte però ci vuole ben poco a passare da una forma di schiavitù a un’altra).
    Che buffa e terribile contraddizione si realizzò con l’avvento del cristianesimo: da un lato esso fece leva sugli ultimi e liberò gli uomini dalla schiavitù, dall’altra retrocesse le donne. Le ultime degli ultimi. Sempre. Impure, baldracche, empie, puttane. A meno che non siano madri o madonne. Un po’ è così anche oggi, non ci illudiamo. Qui in occidente vengono lapidate in un altro modo e considerate carne da trastullo, e il bello è che vi si prestano di buon grado, senza rendersi nemmeno conto di come vengono trattate. Verrebbe quasi da dire che Iddìo, quello senza religione, quello del buon senso e della dignità, ci ha proprio abbandonato! O forse è sempre stato così e i più non hanno mai ragionato con la propria testa. La ragione ce la dice il film: l’uccisione della filosofia, la mancanza di figure che insegnino a pensare a porre problemi e domande, a coltivare il dubbio.
    Ho sempre pensato che una delle più grandi fortune che possano capitare nella vita è quella di conoscere un vero maestro. Di questi tempi praticamente come vincere alla lotteria.

    Uscendo dal cinema penso che non c’è speranza e che sempre, da che mondo è mondo, prevalgono gli stupidi e gli esaltati. Lo pensa anche S. Anzi, lei in macchina aggiunge qualcosa di più grave: se devo proprio dire la verità, sussurra, io mi vorrei ammazzare. Lo dice con un tono che mi trafigge, sostenendo che al di fuori della “logica limitatissima degli affetti”, non vale davvero la pena vivere. Ecco che l’idea di far parte di una “logica limitatissima” dove ci sono solo ”legami”, e forse il restare vivi come “dovere”, senza gioia di vivere, mi rattrista ancora di più.

    Il giorno dopo ho le ossa spezzate. Non so, forse io l’avrei detto in un altro modo. Perché non ha tutti i torti S.: anch’io penso che non ci sia da stare allegri a questo mondo, in Italia poi…dove la Lega, per dire, va alla conquista degli operai e riesce a convincerli che immigrati e “culattoni” sono gente sgradita e da epurare… e dove gli operai si fanno infinocchiare e diventano leghisti, forse perché così si sentono meno ultimi….Principi cristiani di una società con radici cristiane. O anche :corsi e ricorsi storici.
    Dicevo, penso anch’io che non c’è molto da stare allegri, ma poi vorrei provare a metterla in dubbio questa affermazione e trovare invece dei motivi per stare al mondo e avere fiducia nel genere umano. Non e’ certo facile, e nel momento in cui me ne viene in mente uno buono, immediatamente se ne affacciano cinque o sei disastrosi. Decisamente io non sono una da “pensiero positivo”, secondo cui i miei dolori sarebbero il risultato dei miei pensieri. Stronzate, ho sempre pensato che è esattamente il contrario. Tuttavia, come ha detto qualcuno, non e’ quello che “ti” capita, ma quello che ne fai.  Magari e’ proprio a partire dal dolore, senza far finta che esso non esista e che tutto va bene, che si riesce a fare qualche cosa.
    Sorseggio il mio centrifugato di frutta mattutino e penso che e’ una gran bella invenzione per l’ umanita’ un attrezzo che separa il succo dalla polpa e che limita le fermentazioni nel colon… Eppure la colite e’ una di quelle sindromi nate proprio con la rivoluzione industriale. Però questo forse vuol dire che l’ umanita’ tenta sempre di bilanciare i risvolti negativi del progresso. Ci riesce? Magari sì, se oggi si muore colitici a novant’anni e secoli fa si moriva a trenta di parto o di qualche altro male sconosciuto, che forse  non era altro che il cancro che conosciamo oggi, chissà. Certo, i fattori di rischio sono sicuramente aumentati, ma c’è anche la ricerca che fa passi da gigante. Ci sono meno guerre, e infatti siamo troppi e le risorse cominciano a scarseggiare, ci sono i disastri ambientali e climatici… ma non c’è una ragione valida per dubitare del fatto che si troveranno soluzioni. In fondo se siamo al mondo ormai da migliaia, milioni di anni, vuol dire che gli umani trovano sempre il modo di uscire dalle crisi ed è, questa, una fase piccolissima, in fondo, se rapportata ai millenni. Forse il progresso tecnologico e le scoperte scientifiche ci porteranno su altri pianeti se questo dovesse esaurire le risorse o diventare troppo piccolo, o troppo caldo. D’altra parte abbiamo scelta? Voglio dire, a parte tutto quello che possiamo e dobbiamo responsabilmente fare, a parte le scelte che i governi devono compiere, possiamo tornare indietro? E soprattutto abbiamo idea di che significa? Praticamente rinunciare a tutto quello che c’è nelle nostre belle case occidentali, cani e gatti compresi. No, quest’idea non mi piace. E inoltre non voglio tornare ai tempi in cui si era bruciati sul rogo perché omosessuali o donne stravaganti. Vero è che questo succede ancora oggi in molti paesi, ma l’obiettivo e’ che non succeda piu’ nemmeno in quelli. Non che questo significhi imporlo con la forza. Certe cose non si esportano. Si può tentare di dialogare, si può sanzionare e sicuramente stigmatizzare, si può protestare sotto le loro ambasciate, ma una cultura deve trovare dentro di sé i semi della propria evoluzione. Non c’e’ altra strada. E non parlo di quelle situazioni in cui la comunita’ internazionale ha il dovere di intervenire, parlo della vita di tutti i giorni in quei paesi. Le cose, i modi di pensare cambiano lentamente. Ci si organizza e si comincia. Tira e molla, un piccolo strappo di qua, un’altro di là. Sudore, qualche volta sangue. E quando i tempi sono maturi, tutto accelera e in poco tempo cambia tutto quello che non è cambiato in anni o secoli.

    Voglio vivere in questo tempo, anzi vorrei essere già in un futuro di diritti e di uguaglianza, in cui gli omosessuali possano sposarsi e avere figli, e i cani entrare dappertutto. Se penso che è cominciata con gli animali offerti in sacrificio mentre oggi c’è la Lav e altre associazioni che tutelano i Pluto, i Fido e le cavie da laboratorio ,allora vuol dire che di strada ne abbiamo fatta. Ma quand’anche fosse un’illusione, quand’anche il pessimismo cosmico mi attanagliasse completamente e tornassi all’idea che tutto è inutile e che la stupidità umana non ha limiti, io voglio continuare a vivere.  Chi si occuperebbe dei miei piccoli amici pelosi? Loro non fanno parte di una logica limitata, né sono un mero strumento consolatorio per i giorni tristi. Certo, andare al mare a rotolarsi sulla sabbia, ronfare insieme, strofinarsi, rincorrere una palla, perdersi occhi negli occhi, è per me gioia pura e sicuramente rende meno pesante il mio vivere, ma non penso a questo. Penso che vivere con loro sia un viaggio. Perché gli animali ti fanno ritrovare la semplicità e al tempo stesso ti insegnano la complessità e il valore dell’essere diversi. Gli animali sono nostri maestri. Filosofi di un tempo in cui la filosofia è morta.
    E soprattutto gli animali sono laici.

    Ma tra i miei amati, nel mio microcosmo non limitato e non limitante, c’è anche lei, S.. E la mia famiglia, gli amici, persino la comunità.

    E allora, se è vero che non c’è da stare allegri in questo momento storico, io voglio viaggiare con tutti loro per vedere come va a finire e provare a fare la mia, la nostra, piccola parte.
    Ecco forse come l’avrei detto.
    Le parole sono importanti…e soprattutto, le parole di chi ti ama possono alleggerirti le ossa.

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