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    A proposito di omofobia

    Durante una ricerca che sto facendo sulla “psicologia del “sé” di Kohut, mi imbatto in una descrizione su Wikipedia e le mie antenne captano immediatamente la solita visione dell’’omosessualità come devianza e disturbo narcisistico. La frase è la seguente (forse non è di Kohut ma di chi ha redatto il testo su Wikipedia):

    “La scarsa coesione del Sé può portare l’individuo a cercare di rivivere le tappe non sviluppate. In queste fasi il rispecchiamento con individui gemellari, o dello stesso sesso, può essere usato dal soggetto per cercare il proprio Sé nell’altro-da-Sé.”

    Ma anche se l’avesse scritta Kohut, perché mi dovrei meravigliare? Lo stesso Freud considerava l’omosessualità come l’esito di un arresto dello sviluppo psicosessuale, pur non essendo affatto un omofobo e non avendo nessuna pretesa di guarire i suoi pazienti omosessuali. Oltretutto nelle integrazioni dei “Tre Saggi sulle Teorie Sessuali” del 1914 egli sostiene la potenziale bisessualità dell’essere umano e la natura non patologica dell’omosessualità. Dice infatti:

    “L’indagine psicoanalitica si rifiuta con grande energia di separare gli omosessuali come un gruppo di specie particolare dalle altre persone. Essa, studiando eccitamenti sessuali diversi da quelli che si manifestano, sa che tutte le persone sono capaci di scegliere un oggetto sessuale dello stesso sesso e hanno anche fatto questa scelta nell’inconscio. Anzi, i legami di sentimenti libidici con persone dello stesso sesso hanno come fattori nella vita sessuale normale un’importanza non minore di quelli che si rivolgono al sesso opposto…” (Freud, 1905, nota 15, pp. 27-28).

    Ho sempre amato Freud, mi ha sempre ispirato fiducia quella sua barba da vecchio saggio e l’ho sempre ammirato per la sua vita, per il rapporto che aveva con sua figlia, ad esempio. Non solo non era omofobo, ma non era nemmeno un maschilista. A lui si può assolutamente perdonare qualche margine di ambiguità. Dopotutto parliamo dei primi del ‘900!
    E inoltre, improvvisamente, dopo tutta la rabbia masticata per tutte quelle teorie psicanalitiche che ancora oggi, seppure in maniera più subdola e sfumata, vedono nell’omosessualità una patologia o comunque un’anomalia, mi sono detta: ma chissene importa di dimostrare o di veder dimostrato che l’omosessualità è una preferenza che non ha nulla a che vedere con l’Edipo, la fissazione alla madre, la scelta oggettuale narcisistica, l’invidia del pene e tutte queste menate!
    Ammettiamo per un attimo che possa essere davvero così, cioè che sono lesbica perché mi sono identificata con mio padre, o perché soffrendo di un disturbo narcisistico di personalità cerco il mio sé in un’altra donna in quanto simile. E allora? Dovrebbe essere un motivo sufficiente per essere discriminata e offesa o per negarmi i diritti civili? Anche se sono malata, anche se ho un “handicap psichico”, ho gli stessi diritti degli altri. Anzi di più. Mi si dovrebbe tutelare, come un’invalida. E perché questo non succede? Perché il punto è che non sono considerata una malata e un’invalida, ma una peccatrice e una sovvertitrice dell’ordine. Magari fossero prevalse le teorie freudiane su quelle della chiesa; magari fosse prevalsa la psicanalisi sulla religione! Saremmo avanti. Freud lo era. Invece eccoci qua. E quello che mi fa veramente rabbia è l’atteggiamento falsamente umanitario di gente tipo Joseph Nicolosi, sostenuto in Italia - l’ho scoperto oggi - da tale Roberto Marchesini (che non è – per fortuna – il Marchesini etologo e zooantropologo che io stimo).
    Dicono di essere per i diritti civili e per la non discriminazione. Sostiene infatti Joseph Nicolosi in un’intervista pubblicata sul web:

    “…tutte le persone, non importa quale sia il loro orientamento sessuale, devono godere dei loro diritti civili …”

    ma subito dopo aggiunge:

    “…questo non significa che la società debba ridefinire il matrimonio…Noi crediamo che molti attivisti gay hanno usato la questione dei diritti civili o delle libertà civili come un modo per opprimere persone che stanno cercando di cambiare, persone che stanno cercando di uscire dall’omosessualità. C’è una intera popolazione di individui che sono uscite o che stanno uscendo dall’omosessualità…”

    …cioè l’omosessualità è una sorta di tunnel, un buco nero, vade retro Satana…

    E lo psicologo Marchesini rincara la dose (di omofobia) e parla di “ideologia gay” e di “clima terroristico” creato dagli attivisti gay attorno ai tentativi di ri-orientamento sessuale.

    “…il ri-orientamento è dunque una proposta di libertà, non solo intesa come libera adesione ad un cammino o come liberazione da una tendenza non desiderata; ma anche perché offre alle persone con tendenze omosessuali una possibilità di scelta tra l’ideologia gay e il combattimento contro pulsioni non desiderate e percepite come estranee. L’ideologia gay vuole invece limitare questa libertà, affermandosi come unica risposta all’omosessualità…“…il ri-orientamento è sempre una proposta, mai una imposizione; anche perché nessuno può essere obbligato a tentare di avere nuovamente fiducia nella propria virilità.

    Penso francamente che quelli che affermano cose del genere siano individui in malafede che speculano sull’omofobia interiorizzata della gente. Perché non può esserci scelta libera (sempre ammesso che l’omosessualità sia una scelta) quando le persone crescono nel dogma dell’eterosessualità obbligatoria, in un mondo in cui l’omosessualità è stigmatizzata, in cui si fa una fatica immane ad accettare l’idea di poter essere omosessuali. Molti ce la fanno, altri no, e sono vittime di questi ed altri ciarlatani.
    Per questo c’è bisogno di una “ideologia gay” (intesa come movimento glbt…), per smascherare chi parla di “fiducia nella propria virilità” e di “uscire dall’omosessualità” (e se penso che a giorni terranno un convegno in Italia mi vengono i brividi).

    Personalmente, io non ritengo impossibile, nell’ambito di un percorso terapeutico legato alla ricerca della propria identità, con un terapeuta non affetto da omofobia, che una persona omosessuale possa scoprirsi etero e credo che nessun esponente della cosiddetta “ideologia gay” si scandalizzerebbe perché l’importante è che quella persona possa essere felice.

    Ma gli attivisti *glbtqe* ritengono che è inaccettabile che qualcuno costruisca una teoria sopra una possibilità tutto sommato piuttosto remota e su (quella sì! ) un’ideologia che stabilisce cosa è naturale e cosa non lo è, cosa è maschile e cosa è femminile, cosa è desiderabile e cosa no.

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