Oggi è il 30 agosto e vorrei raccontarvi di Lucy.
Lucy era un’amica speciale, una persona colta, elegante, sensibile, generosa. Quando circa vent’anni fa la conobbi ad un corso di regia e iniziai a frequentarla ero molto giovane e non mi rendevo conto dell’importanza e del privilegio di diventare sua amica. La tenevo un po’ distanza allora perché la vedevo come una di quelle persone che ti si attaccano e ti chiamano anche di notte se si sentono sole. E lei spesso si sentiva sola (pur avendo all’epoca un marito e, negli anni successivi, un compagno), spaventata dall’ansia e dalle crisi di panico, o in preda all’umore nero. Cose che all’epoca mi spaventavano assai perché periodicamente ne avevo sofferto anch’io. Ma quello che mi spaventava di più, e che mi ha spaventato fino alla fine, era che a volte niente sembrava tirarla su, se non i farmaci (la sua depressione era considerata primaria, organica) e noi amici ci sentivamo assolutamente impotenti (beh, a volte bisogna imparare ad accettarla l’impotenza..).
Eppure degli amici lei aveva un gran bisogno. Ci cercava, ci voleva intorno a sé (e chiamava ad orari impossibili :-))
Fu lei a voler diventare mia amica. Come ho detto, se all’inizio fosse stato per me, avrei perso questa occasione. Quante serate, quanti simposi nella sua casa, e quante cose buone sapeva cucinare!
Lucy amava gli animali, i gatti soprattutto. E’ stato grazie a lei e ai suoi gatti che ho imparato a conoscere queste straordinarie creature e a non poterne più fare a meno.
E c’era un’altra cosa che faceva star bene Lucy: la danza. Quando danzava le passava l’angoscia ed era davvero un piacere andarla a vedere.
Impossibile non voler bene a Lucy e io col tempo imparai ad amarla e ad accogliere e accettare com’era fatta. E del resto come avrei potuto non farlo?
Quando l’avevo conosciuta frequentavo ancora gli uomini e non avevo preso ancora pienamente coscienza della mia omosessualità. Era avvenuto qualche anno dopo. Dall’avere un compagno, ero passata, dopo un periodo di solitudine, ad avere una compagna. E sapete la cosa straordinaria quale fu? Che con Lucy non ci fu bisogno di fare alcun coming out. Perché lei era capace di accettare e capire qualsiasi cosa tu fossi. Non dovevi dirle: Lucy, sai, ho capito di essere gay o lesbica o transgender o extraterrestre. E soprattutto lo sentivi a pelle che non c’era da avere nessuna preoccupazione e che non c’erano pregiudizi sottostanti. Si usciva insieme e si stava insieme ed eravamo etero, gay e lesbiche (non c’erano trans solo perché non ne conoscevamo).
Tutto questo non era per niente poco, in generale e per me che avevo tanta paura e tanta omofobia interiorizzata.
E anzi, a pensarci ora, credo che una delle cose determinanti che mi aiutarono a diventare me stessa e mi ”autorizzarono” ad esplorare il mio desiderio fu proprio l’amicizia con Lucy. Furono l’integrazione e il senso di libertà che si respiravano a casa sua a farmi immaginare che, sì, era possibile andare dove sentivo di voler andare.
No, non era per niente poco e sapete quando ho veramente realizzato che Lucy era stata importante nella mia vita e che mi sarebbe mancata come il pane? Quando lo scorso autunno se n’è andata, perché nel frattempo un’altra malattia si era impossessata di lei.
Era tardi per dirle tutto questo, ma credo e spero che in cuor suo l’abbia sempre saputo.
Oggi sarebbe stato il suo cinquantaseiesimo compleanno e stasera ci ritroveremo con il suo compagno e saremo, come al solito, famiglie etero, singles, coppie gay e lesbiche e anche un cane (impossibile portare un gatto a cena fuori!), per ricordarla e festeggiarla, ovunque si trovi. Spero in un mondo migliore di questo.
Buon compleanno Lucy.
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