Io non sono una persona coraggiosa. Non lo sono mai stata e forse non lo diventerò. Al massimo posso considerarmi una “diversamente coraggiosa”.
Sono timida, ho paura del prossimo, di morire, di stare male, di parlare in pubblico, di precipitare con un aereo, di ammalarmi, di essere picchiata, di affrontare il mio capo. A chi non mi conosce intimamente non sembra, lo so. Perché faccio tutto comunque, perché le paure e le nevrosi le tengo per me, perché mi faccio aiutare.
Sono timida da sempre e se non fossi lesbica sarebbe lo stesso. O quasi, perché certo l’essere lesbica ha reso il percorso più accidentato.
Ho un’amica che apostrofa sempre duramente quell* come me che non si rendono completamente visibili, che non si firmano con nome e cognome, che non fanno coming out tutti i giorni con tutti. Io la capisco, perché in teoria ha ragione: è quello che tutti noi dovremmo fare o perlomeno aspirare a fare prima o poi per cambiare questa società. Ma mi piacerebbe si rendesse conto che ci sono persone che non ce la fanno dall’oggi al domani e altre che non ce la faranno nemmeno dopodomani. E il motivo a mio avviso non è legato solamente al fatto di essere gay o lesbiche in una società omofoba. C’è di più. E’ l’essere “monchi” di quelle sicurezze, di quell’amore e di quel riconoscimento che solo certi genitori, financo quando sono omofobi, ti sanno trasmettere. E’ quello che ti fa affrontare il mondo. Se i tuoi genitori sono omofobi (e tutti lo sono inizialmente) ma ti hanno dato quel bagaglio lì, tu poi riesci ad affrontare prima loro e poi il resto del mondo, altrimenti hai le gambe segate. E non che tu non possa farcela lo stesso, ma devi fare una fatica boia, devi cercare ausili e protesi, devi fare le “paraolimpiadi”, cioè un diverso percorso, adatto alle tue caratteristiche.
Io di strada ne ho fatta e ne faccio con queste mie caratteristiche. Ma, pur non recitando e non raccontando bugie, non riesco ad essere come quell’amica, che tuttavia ringrazio per quello che fa, perché lo fa anche per quell* come me, faticando indubbiamente di più e con meno risultati che se fossimo in tant*, lo capisco bene. Eppure la mia amica dovrebbe essere felice e fiera, mi auguro lo sia, di quella fatica, perché significa che la *può* fare, che ce la fa, che ha avuto dei genitori che l’hanno “rifornita” di abbondante fiducia, grinta e amore.
Io del resto mi vergogno di mostrarmi, me ne vergogno a prescindere. Sono emotiva, mi trema la voce e ho la lacrima facile. Se mi provocano mi stizzisco e non sarei di nessuna efficacia alla “causa”.
Non a caso da giovanissima ho provato a fare la regista e cioè a stare dietro l’obiettivo. Ma non riesco più a fare nemmeno quello, chissà perché.
Eppure uno dei modi per sublimare il desiderio di avere dei figli sarebbe quello di coltivare la propria creatività, produrre opere, lasciare qualcosa al mondo o perlomeno a chi si ama.
Cosa c’entra il voler avere figli? Non lo so, sento che c’entra. Che desidero un figlio lo so da molto tempo. Lo so da quando, tentando di vivere da etero, frequentavo gli uomini e sotto sotto ci rimanevo male quando (dopo qualche giorno di ritardo e tanta ansia) mi venivano le mie cose; e lo so ora, dopo le serate passate con le coppie omogenitoriali nostre amiche, perché nei giorni che seguono sono triste e mangio smodatamente forse nel tentativo, nemmeno tanto inconscio, di mettere su una bella pancia e sembrare incinta.
Ma so anche che è un territorio al quale non posso e non voglio accedere. Non posso anagraficamente e non posso perché agli omosessuali non è consentito adottare in Italia; e inoltre non voglio perché sapendo bene di non essere una persona coraggiosa, non vorrei mai trasmettere la paura ai miei figli.
Il mio analista mi pungola sulla questione del desiderio di maternità ed io gli rispondo che posso solo diventarne consapevole, e del resto lo sono già.
Mi prendo cura dei miei pets, riverso il mio amore materno su di loro, pur senza trattarli mai come fossero bambini (lo ripeto sempre perchè detesto vederlo fare e vedere persone che non conoscono il mondo animale). Riverso amore su di loro e lui, il mio analista, dice che non è la stessa cosa. Che scoperta. E lo detesto per il fatto di non annoverare gli animali tra le creature alle quali relazionarsi. Capisco che la psicanalisi si occupi dei conflitti umani, ma io dico che a maggior ragione, ad una persona, donna, che ha avuto disagi familiari, che è lesbica, nonché disadattata tra le lesbiche e disadattata in un paese abitato in larghissima parte da ipocriti, ignoranti e razzisti, non resta che sperare nell’incontro con queste straordinarie creature che senza alcun bisogno di parole, sanno entrare in comunicazione profonda, risanatrice. L’unica terapia riparativa per omosessuali alla quale sono favorevole: la “zooantropologia riparativa” alla mancanza di fiducia in se stessi e di coraggio.
D’altra parte non è tanto il fatto di prendermi cura dei miei animali e di provvedere al loro sostentamento come una mamma fa con i suoi cuccioli, ma il fatto che con i miei amici a quattro zampe io mi sento amata, riconosciuta, rispettata. Per loro vado bene comunque, non gli importa del mio orientamento sessuale e della mia timidezza nel parlare in pubblico. E sono istintivamente solidali dato che quando parlano il papa e il “papi” alla tv sbadigliano annoiati e si voltano dall’altra parte.
Sono loro a sostenermi e a darmi quel riconoscimento che mi è mancato. E dunque non sono il “succedaneo” dei figli che vorrei, ma in un certo senso sono quel tipo di “genitori” che non ho avuto…anche se ai miei voglio bene e non è colpa loro se non sono riusciti ad essere “due volte genitori” e forse… …nemmeno una sola volta…
Posso partire solo da qui.
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Ciao e volevo dirti che non sei la sola…anch’io sono timida come te,forse anche peggio di te…anch’io ho i tuoi stessi desideri di maternità che,mi rendo conto,sono impossibili da realizzare…ho parecchie fobie,ansie,attacchi di panico,disturbi ossessivo-compulsivi e tanta tanta paranoia…tutto ciò è dovuto alla mia condizione di omosessuale.Ma andiamo per gradi…prima i miei disturbi non erano così accentuati come lo sono ora…tutto è iniziato da 2 delusioni d’amore:sono stata malissimo,sono caduta in forte depressione e tanto era il mio dolore che decisi di fare coming-out con alcuni miei amici etero…ma da lì inizia la mia tragedia…volevo solo essere ascoltata,qualcuno che asciugasse le mie lacrime e invece mi sono trovata peggio di prima,umiliata,insultata,derisa,presa in giro e giudicata come peccatrice senza rimedio…fino a quando non mi portarono in una chiesa evangelica…e lì è iniziata la vera violenza psicologica…terapie riparative in nome di Gesù Cristo,esorcismi e roba varia….tutto non fece altro che contribuire a farmi cadere sempre più nella depressione.Volevo farla finita,perchè,oltre a dover sopportare una pesantissima delusione d’amore,dovevo sopportare le umiliazioni degli amici e della chiesa che mi diceva e pretendeva di diventare etero,mi sentivo una schifezza…inizia ad avere quel disturbo che in psichiatria viene chiamato come “bouffet delirante acuta”è una schizofrenia passeggera,per così dire…ora sto meglio,ma se ripenso a ciò che ho dovuto subire,mi viene da piangere e non ti nascondo che mentre scrivo ho il nodo in gola.Porca miseria,volevo solo essere ascoltata come ogni essere umano,tutto qui!!!Ma perchè noi non abbiamo diritto ad avere un pò di comprensione???Cosa ho fatto di tanto abominevole agli occhi di quel Dio descritto nella Bibbia???Ho solo amato con il cuore,perchè devo essere condannata?L’amore è solo riservato ad una classe d’elitè come gli eterosessuali?Da questa esperienza ho capito che forse devo vedermela da sola e che,almeno per quanto riguarda la mia situazione,non c’è nessun amico,nessun genitore,nessuna persona,nessuno che mi possa capire ed aiutare quando ho una delusione d’amore e chissà……se almeno Dio m’ascolta e non sbadiglia come faceva il mio padre spirituale evangelista!Io lo dico sempre:le sofferenze per gli omosessuali sono sempre raddoppiate,se non triplicate…quando un eterosessuale ha una qualsiasi delusione,un qualsiasi problema,è vero,soffre,sta male…..ma un omosessuale soffre il doppio,poichè oltre alla delusione ha anche il dolore di dover sopportare il non essere accettato dalla sociertà!Da questa esperienza ne ho ricavato solo le cose positive…insegnamento per poter iniziare a camminare da sola!Attualmente ho un amico etero che sà di me,sembra avermi accettata per quello che sono ma ogni volta,anche nello scherzo,mi dice sempre: “ma quando cambierai?se continui ad essere testarda non avrai mai figli” sono parole che,anche se dette per scherzo,comunque fanno male e ti fanno sentire in colpa…ma comunque gli voglio lo stesso bene,così come voglio ancora bene ai miei aguzzini…non gli biasimo,sai?!non perchè sia masochista,ma perchè le cose le si capiscono e comprendono solo se le si vivono!!!
Cordiali saluti e scusami se ti ho scarabocchiato il blog,ma mi ha colpita ciò che hai scritto…ho rivisto una parte di me! :)
Cara Anonima, l’argomento meriterebbe uno scambio privato, ma visto che non so dove scriverti ti lascio questo commento. In effetti istintivamente vorrei cancellare il tuo testo…non perché scarabocchi il mio blog, ma perché quello che scrivi, anche se non ti firmi, ti espone, e mi verrebbe di proteggerti.
Spero tu abbia imparato che non puoi aprirti con chiunque, soprattutto nel mondo etero e che devi saperti proteggere e proteggere la tua identità.
Per il resto ti capisco bene. Sono stata anch’io tanto male all’inizio della mia storia e anche io ho avuto qualche grossa delusione. La cosa molto importante è crearsi una comunità di riferimento, frequentare altre persone omosessuali, leggere libri e vedere film con storie omosessuali, farsi aiutare da persone qualificate che non siano omofobe. A me la psicoterapia ha aiutato molto. Spero che tu abbia un lavoro e possa permetterti questo tipo di aiuto. Lascia perdere Dio e le chiese. O meglio il Dio di certe chiese. Il Dio in cui credo io e in cui molti gay e lesbiche credono è un Dio amorevole e accogliente, che ci ama per come siamo.
Non so dove tu viva, ma devi assolutamente cercare altre lesbiche e gay della tua zona. Se proprio sei isolata, c’è per fortuna internet. Conosci la lista lesbica italiana? E’ una mailing list di più di ottocento donne che si scrivono da tutta italia e che un paio di volte l’anno si incontrano. Scegliti un nick e non aver paura ad iscriverti e a raccontare la tua storia. Ci sono molte donne là dentro che val la pena di conoscere. Altre un po’ meno, e te lo devo dire perché anche il nostro mondo non è perfetto, ma ti sarà utile anche questo per imparare a muoverti e a districarti nelle situazioni.
Penso che tu non debba chiuderti! Sono importanti le storie d’amore, ma è importante crescere e rafforzarsi, anche per poter vivere amori sani.
C’è anche facebook, puoi chiedermi il contatto se vuoi ed entrare nella mia rete glbt
Un abbraccio!
Angelilla