Per la serie “bizzarre analogie”, vi voglio raccontare che recentemente ho comprato un telefonino di marca diversa da quelli che ho sempre avuto da che i cellulari esistono sul mercato.
Ho sempre prediletto la notissima casa finlandese e mai nessun modello mi ha mai deluso, almeno quelli che conosco (del resto non è che stia sempre a cambiare cellulari…).
Stavolta però cercavo un modello che avesse ,oltre che il tastierino frontale, anche una tastiera qwerty slide (che trovo utile per prendere appunti al volo) e dato che siamo in tempi di crisi, mi sono orientata sul modello di una marca meno blasonata che costava la metà di quello grossomodo corrispondente della società finlandese.
Ma il primo impatto dopo l’acquisto è stato piuttosto deprimente! Non riuscivo proprio ad abituarmi al diverso sistema operativo e continuavo a ripetermi che avrei dovuto immaginarmelo, che non avrei dovuto cambiare, che il sistema operativo dei telefoni finlandesi non ha eguali…ecc. ecc.
Avendo due gestori, non potevo fare a meno di fare quotidianamente paragoni con software dell’altro cellulare (della nota casa finlandese appunto).
Non erano passati tre giorni dall’aquisto e già avevo pubblicato un annuncio per rivenderlo.
Poi mi sono detta che forse era solo abitudine, che dovevo darmi il tempo di conoscere questo nuovo software, esplorarlo, digerirlo.
E mentre nessuno rispondeva all’annuncio (perché non è un modello particolarmente trendy e perché la tastiera qwerty fa impazzire solo me), svogliatamente, ma speranzosamente, continuavo a maneggiarlo, ma restavo sempre delusa, perché non trovavo quello che mi aspettavo o che ero abituata ad aspettarmi, tipo un menu per i messaggi non tanto articolato, tipo i tasti nella stessa posizione e con le stesse funzioni…
Mi ero ormai rassegnata quando improvvisamente ho cominciato a scoprire alcune funzioni e a rendermi conto che questo telefono non è poi così complicato come sembra.
Ora mi ci sto abituando, anche se non so se me ne innamorerò come è stato con i telefoni della casa finlandese, ma mi piace pensare che tutto questo è un buon esercizio per il mio cervello, un modo, in fondo, per capire come funziona il pregiudizio e l’aspettativa.
Del resto è proprio così che succede ai nostri genitori quando scoprono, o viene detto loro, che i loro figli non sono come gli altri che hanno avuto o come i figli degli altri, il “modello” eterosessuale più “venduto”; quando non sono come se li aspettavano e non hanno le caratteristiche che loro amano e che conoscono così tanto bene.
Ecco che alcuni, molti, si sottraggono alla fatica del percorso di accettazione e di amore (ed è come se volessero dar via i loro figli come si darebbe via un cellulare che non piace).
Altri invece piano piano imparano a capirli, a conoscerli, a scoprirli, a scoprire tutto un mondo. Quello dell’omosessualità, ma anche, per fare un altro esempio, della “diversabilità”
E’ una bella opportunità per questi genitori e una fortuna per i loro figli “diversi”.
Io però devo confessare che… nutro ancora una certa preferenza per i cellulari finlandesi, perché sono quelli che conosco di più e perché oltretutto secondo me rendono la vita più facile: più accessori, più facile trovarli, più assistenza…
Ecco, pure i genitori degli omosessuali, anche quando accettano i loro figli e anche quando li sostengono, in cuor loro preferirebbero avere un figlio eterosessuale, o “normodotato”. E non si può condannarli per il fatto di desiderare per questi loro figli (e per loro) una vita più facile. Anche se poi non li cambierebbero mai con altri, e li amano così come sono!
E così, nemmeno io ora voglio cambiare o vendere il mio cellulare “diversamente abile” …
Lo so, l’analogia è un po’ bizzarra, ma passando dal banale acquisto di uno smart-telefono, alla recente conoscenza di incredibili smart-persone (nell’accezione di sveglie, intelligenti, eleganti dentro al cuore), non posso non pensare ai genitori dell’Agedo, l’associazione dei genitori, parenti e amici di omosessuali, le cui esperienze riscaldano e infondono speranza in tutti noi gay e lesbiche…
A questo proposito, invito chi fosse arrivato alla fine di questo strano post a non farsi scappare il film documentario “Due volte genitori”.
Vale davvero la pena di vederlo.
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