Se avessimo imparato dalla Cina…

Ovvero prevedere i terremoti con l’aiuto degli animali e salvare molte vite

Il libro è di dieci anni fa e si intitola “I poteri straordinari degli animali”. L’autore è Rupert Sheldrake, studioso di scienze naturali, biochimica e filosofia a Oxford e Cambridge.
Chi di noi vive con cani, gatti e altri animali ha avuto modo più o meno di osservare in loro particolari capacità legate al fiuto, alla telepatia, ai presentimenti. E così ho scannerizzato un capitolo del libro che tratta della “previsione” dei terremoti e ho selezionato dei brani.
Colpisce la parte in cui si parla della Cina (che pure per alcuni versi non amiamo) dove negli anni Settanta gli scienziati addirittura incoraggiarono la popolazione a stare all’erta e a riferire alle autorità quei fenomeni che, secondo antiche tradizioni cinesi, facevano presagire l’imminenza di terremoti particolarmente gravi.
Ma anche in California qualche progetto è stato tentato…
Già, proprio come da noi…
Insomma, fa rabbia pensare a un sistema che, oltre che disonesto nel costruire, è anche superficiale, e al fatto che i tanti morti dell’Abruzzo potrebbero oggi essere vivi se negli ultimi mesi ci fosse stata più attenzione ai tanti segnali ed allarmi umani e animali. Questo disastro, annunciato da mesi con scosse anche forti, si poteva prevedere. E penso che qualcuno dovrebbe essere denunciato per “non dato” allarme.
Comunque ecco cosa scrive Sheldrake (buona lettura):

[...] II 26 settembre 1997 il terremoto in Umbria devastò la basilica di San Francesco d’Assisi e danneggiò gravemente paesi e città circonvicini. Molti notarono che, qualche tempo prima, gli animali si erano comportati in modo strano. La notte precedente alcuni cani avevano abbaiato più del solito e altri si erano messi in una strana agitazione. I gatti parevano turbati e inquieti e alcuni si erano imboscati. Il volo dei colombi era «innaturale». Qualche minuto prima del sisma gli uccelli selvatici tacquero e i fagiani «emisero grida strane».
Alcune stranezze furono notate con parecchi giorni di anticipo:
[...] Almeno una settimana prima del terremoto la gente cominciò a dire che Foligno era invasa dai ratti. Io vivo qui da tanto tempo e una cosa del genere non era mai successa. C’erano ratti dappertutto, ma nessuno ha mai pensato che c’entrassero col terremoto. (Silvana Cacciaruchi)
Foligno dista 20 chilometri da Assisi e fu gravemente colpita dal terremoto. Per quale motivo i ratti abbandonarono le fogne? Come mai tanti animali previdero la catastrofe?
[...] Molti attenti conoscitori del mondo animale sono convinti che le bestie si comportino in modo innaturale prima dei terremoti. Tre settimane dopo quello di Assisi, mentre ancora si verificavano le scosse di assestamento, Anna Rigano, la mia assistente italiana, andò sul posto e intervistò dozzine di persone ad Assisi, a Foligno e in altri paesi colpiti; fra gli intervistati vi sono padroni di animali, di negozi di animali e veterinari che avevano ancora freschi nella memoria gli avvenimenti. Quasi tutti avevano osservato atteggiamenti insoliti e quasi tutti erano molto sicuri di averli osservati solo in quell’occasione.

In tutto il mondo si riscontrano testimonianze analoghe, indipendenti le une dalle altre.
La prima descrizione dettagliata di un terremoto in Europa riguarda un cataclisma avvenuto nel 373 a.C. a Helike, in Grecia, sul golfo di Corinto, durante il quale la città fu inghiottita dal mare. Cinque giorni prima, narra lo storico Diodoro Siculo, ratti, serpi e donnole lasciarono la città a frotte, con grande stupore dei suoi abitanti umani.
All’antichità risale anche la testimonianza di Plinio il Vecchio, secondo il quale uno dei segni premonitori di un terremoto è «l’inquietudine e il terrore degli animali senza causa apparente».
Dal Medioevo ci sono pervenuti diversi racconti, tra cui quello del terremoto avvenuto nel 1095 nel Wurttemberg: «I polli abbandonarono le abitazioni umane e andarono a vivere selvaggi nei monti e nei boschi». In secoli più recenti, il terremoto più grave che abbia scosso l’Europa fu quello che devastò Lisbona nel 1755: il movimento tellurico fu tanto potente che perfino in Svezia le campane oscillarono. L’evento colpì profondamente gli scrittori di quel tempo, che ne discettarono a lungo; fra questi si annovera anche il filosofo Immanuel Kant, che descrisse con queste parole i segni premonitori di un sisma: «Poco tempo prima gli animali vengono colti da terrore. Gli uccelli volano a nascondersi nelle case, i ratti e i topi strisciano fuori delle loro tane…». Si narra di una «moltitudine di vermi» che sbucò di sotterra otto giorni prima del terremoto di Lisbona e di bestiame «straordinariamente irrequieto» il giorno precedente.
Sono centinaia i casi narrati da cronisti e storici, alcuni dei quali recenti. Per esempio: «In occasione del terremoto che colpì Agadir, in Marocco, nel I960, molti animali randagi, compresi i cani, furono visti abbandonare la città di mare prima della scossa che uccise 15.000 persone. Lo stesso accadde tre anni più tardi, prima del sisma che rase al suolo la città di Skopje, in lugoslavia. Quasi tutti gli animali, pare, si erano già dileguati». Prima del cataclisma che distrusse gran parte della città giapponese di Kobe, il 17 gennaio 1995, comportamenti insoliti furono notati in mammiferi, uccelli, rettili, pesci, insetti e vermi.

[...] Eppure, nonostante questa messe di testimonianze, la maggior parte dei ricercatori di professione non prende in considerazione questi avvertimenti o li liquida come superstizioni o effetti della memoria selettiva. A quanto mi risulta, nessuna parte delle centinaia di milioni di dollari che vengono attualmente spesi ogni anno in occidente per la ricerca sismologica viene dedicata all’indagine del comportamento animale. Ecco un altro settore in cui i tabù e i pregiudizi hanno chiuso le menti degli scienziati, in cui lo scetticismo è usato per impedire il progresso e non per promuoverlo. Ma in questo caso non si tratta soltanto di un impoverimento del nostro sapere: gli animali potrebbero essere utili a dare l’allarme e a salvare vite.

In Cina, tuttavia, negli anni Settanta, gli scienziati addirittura incoraggiarono la popolazione a stare all’erta e a riferire alle autorità quei fenomeni che, secondo antiche tradizioni cinesi, facevano presagire l’imminenza di terremoti particolarmente gravi.
Nel giugno del 1974, il dipartimento sismologico di Stato pubblicò un annuncio nel quale si prevedeva, sulla base di analisi storiche e geosismiche, che di lì a qualche anno si sarebbe verificato un terremoto assai grave nella provincia di Liaoning. Di conseguenza fu intensificata la rete di controllo scientifico e si organizzarono gruppi di osservatori dilettanti all’interno delle fabbriche, delle scuole e delle comuni agricole. Più di centomila persone furono addestrate a rilevare eventuali comportamenti insoliti negli animali, mutamenti nei livelli e nella trasparenza delle acque dei pozzi, rumori singolari e fulmini anomali.
A metà di dicembre 1974 i serpenti uscirono dal letargo, strisciarono fuori dalle loro tane e morirono congelati sui campi coperti di neve. I ratti vennero allo scoperto in frotte ed erano talmente straniti che si potevano acchiappare con le mani; il bestiame e gli uccelli erano agitati; infine l’acqua delle sorgenti s’intorbidò. Vi fu un terremoto di piccola entità il 22 dicembre, ma per tutto il gennaio 1975 continuarono a pervenire relazioni su comportamenti anormali e di grande terrore riscontrati in più di venti specie animali. Si fecero progetti per evacuare Haicheng, una città di mezzo milione di abitanti. All’inizio di febbraio il numero di portenti s’impennò e mucche, cavalli e maiali erano m stato di panico. «Le oche volavano sugli alberi, i cani abbaiavano impazziti, i maiali si mordevano fra loro e scavavano passaggi sotto le staccionate delle porcilaie, i polli si rifiutavano di entrare nelle stie, le mucche si strappavano le cavezze e scappavano via, i ratti erano come ubriachi… Rapporti su anomalie nell’acqua freatica cominciarono a giungere da ogni parte.»
La mattina del 4 febbraio le autorità decisero di evacuare Hai¬cheng. Lo stesso giorno, alle 7.36, il terremoto previsto finalmente si scatenò, con un’intensità di 7,3 gradi della scala Richter. Più di metà degli edifici della città fu rasa al suolo. Senza quei puntuali avvertimenti, decine di migliaia di persone avrebbero perduto la vita. Qualche vittima, tuttavia, ci fu lo stesso: «Si trattava per lo più di persone che non avevano prestato fede alle previsioni ufficiali e non avevano voglia di starsene fuori al gelo di febbraio». Per qualche tempo i sismologi d’occidente rimasero impressionati, tanto che la possibilità di utilizzare le anomalie del comportamento animale come segnale d’allarme per i terremoti fu discussa presso il servizio geologico statunitense. Ma nel giro di pochi anni lo scetticismo di maniera tornò a predominare e l’idea fu abbandonata. I cinesi, però, hanno continuato con il loro programma, ottenendo alcuni fallimenti spettacolari, fra cui la mancata previsione del terremoto di Tangshan del 1976, nel quale morirono più di 240.000 persone, ma anche alcuni successi. Per esempio, nel 1995, le autorità dello Yunnan furono avvertite con un giorno di anticipo di un terremoto molto forte. Il 5 aprile 1997 i sismologi di Xinjiang previdero che entro una settimana si sarebbe verificato un terremoto tra il 5° e il 6° grado. Secondo una relazione apparsa su «Science»,
Durante la notte, le autorità sistemarono in baracche e tende 150.000 persone. La mattina seguente, molto presto, si scatenò un terremoto di magnitudo 6,4 e a mezzogiorno vi fu una scossa di 6,3. In totale furono distrutti 2000 edifici e altri 1500 furono danneggiati, ma non vi furono morti. Previsioni fatte con gli stessi criteri precedettero i sismi dell’ll (6,6) e del 16 aprile (6,3).
È capitato anche che i sismologi di Xinjiang abbiano lanciato falsi allarmi. Nondimeno, si può asserire che i cinesi hanno mietuto considerevoli successi, in stridente contrasto con i loro colleghi occidentali che non tentano nemmeno. I cinesi continuano ad avere un atteggiamento pragmatico, unendo le misurazioni geologiche all’osservazione di pozzi e sorgenti e a «metodi alternativi» (eufemismo usato dalla scienza occidentale per indicare i comportamenti insoliti degli animali). Tuttavia, gli scienziati cinesi sono modesti e dichiarano che Ì maggiori successi sono stati ottenuti in caso di terremoti con scosse premonitrici, come nel caso di Haicheng, mentre in altre situazioni i risultati sono stati assai inferiori.
Al momento, che io sappia, nessun paese occidentale sta portando avanti studi sui comportamenti animali di previsione dei terremoti. I behavioristì ignorano l’argomento e così pure i sismologi, che concentrano la propria attenzione sulle misurazioni fisiche con strumenti. Visti i successi dei cinesi, mi pare si tratti di un’omissione piuttosto grave.
[...]
Immaginiamo che cosa potrebbe succedere se, anziché essere ignorati, gli avvertimenti dati dagli animali (e dagli esseri umani) fossero presi sul serio, in California e in altre parti del mondo occidentale.
Attraverso i mezzi di comunicazione, milioni di persone sarebbero informate sui possibili comportamenti dei propri amici o di altri animali e, qualora notassero alcuni di questi segni premonitori, potrebbero chiamare immediatamente una hotline con un numero facile da ricordare o potrebbero inviare un messaggio via Internet. Un sistema computerizzato analizzerebbe a quel punto il luogo d’origine delle chiamate. Certo, bisogna prevedere un buon numero di falsi allarmi lanciati da persone che hanno interpretato male gli atteggiamenti della propria bestiola, che magari era soltanto malata, ed è anche possibile che vi sia un buon numero di chiamate di buontemponi. Ma se d’un tratto vi fosse un profluvio di messaggi da una determinata regione, potrebbe voler dire che un terremoto è imminente. A quel punto bisognerà verificare che i comportamenti degli animali non dipendano da altri fattori: improvvisi e drammatici mutamenti nel clima, fuochi d’artificio, incendi o un inatteso afflusso di predatori nella regione.
Nei primi tempi, per verificarne l’attendibilità, questo sistema verrebbe utilizzato esclusivamente a scopo sperimentale. Dunque non andrebbe pubblicizzato finché non si fosse ben certi del suo funzionamento. Un falso allarme potrebbe causare panico e scompiglio e gettare al vento anni di lavoro. L’ideale sarebbe che alle indagini sui comportamenti insoliti degli animali si associassero quelle degli altri fenomeni che precedono i terremoti, nonché le misurazioni sismologiche, come accade in Cina.
La ricerca svolta in California ha già fornito alcune indicazioni positive. Verso la fine degli anni Settanta, in seguito ai successi cinesi di Haicheng, il servizio geologico statunitense sovvenzionò un progetto pilota, con base allo Stanford Research Institute. I coordinatori, Leon Otis e William Kautz, reclutarono 1200 osservatori volontari che abitavano in zone particolarmente sismiche della California, i quali si impegnavano a chiamare un numero verde quando fosse loro capitato di osservare «un comportamento animale insolito la cui causa non sia immediatamente percepibile ed evidente».
Il progetto fu portato avanti dal 1979 al 1981. Durante questo periodo nelle regioni sotto osservazione non si verificarono scosse superiori al 5° grado. In tutto, candidati all’analisi furono 13 terremoti di grado fra il 4° e il 5°, benché nessuno di essi avesse l’epicentro nelle zone in cui erano stati reclutati gli osservatori. Di questi sismi, 7 furono preceduti da un significativo aumento di telefonate.13 In taluni casi le statistiche furono veramente impressionanti. A questo punto le sovvenzioni cessarono e la ricerca fu interrotta.
Se, invece di avere a disposizione 1200 osservatori, ne avessimo milioni, si potrebbe avere un quadro assai più preciso dell’attendibilità di questi avvertimenti. Chi possiede un animale avrebbe in questo processo una parte di importanza vitale, in special modo gli anziani che hanno più tempo e modo di osservare le proprie bestiole di chi è al lavoro tutto il giorno. [...]

 

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