Perché Facebook – II parte

…Non ho subito apprezzato Facebook, perché sulle prime, terminata la registrazione, mi era sembrato inquietante l’utilizzo della parola “amici” e “amicizia” per descrivere dei semplici “contatti” aggiunti magari per empatia, simpatia, perché ci si sente importanti ad averne tanti o magari, nel nostro caso, per l’esigenza di condividere il più possibile le informazioni sul mondo glbt e rafforzarci come comunità… E’ stato calcolato che chi è iscritto a Facebook ha una media di 120 contatti. Contatti, appunto, non amici, mi ero detta navigando, ché l’amicizia, anche tra di noi, non è qualcosa che si costruisca, si rinsaldi e si mantenga tanto facilmente.
Avevo provato, a dire il vero, una certa irritazione nel rendermi conto che se richiedevo o accettavo l’amicizia di alcune donne della lista lesbica, mi ritrovavo ad avere indirettamente contatti anche con Titina. Per chi non conoscesse la vicenda, Titina è una persona con la quale non voglio più avere a che fare.
Addirittura, loggandomi per iniziare una sessione – e prima di scoprire che potevo modificare le mie preferenze di visualizzazione – mi ero imbattuta nella sua foto e in suo commento a qualcosa che qualcuno aveva postato. Urtata, avevo subito eliminato i contatti comuni e modificato le impostazioni in modo da bloccare qualsiasi cosa provenisse dal suo account (il blocco account è comunque una funzione rassicurante, in generale).
Trovavo inconcepibile e diabolico il fatto che se aggiungevo un’amica della vecchia community, mi ritrovavo quella faccia sul mio monitor. La ferita era evidentemente ancora aperta ed erano ancora brucianti una serie di questioni (…per chi volesse leggerle ho raccontato l’intera storia  diversi mesi fa).

Ma dopo questo primo momento di rabbia, improvvisamente ho mutato prospettiva e mi sono detta: perché bloccare il suo account? (e anche la mia energia?). In fondo in Facebook, come nella vita, i gradi di amicizia possono essere diversi: perché sentirmi “tradita” se amiche di secondo e terzo grado la annoverano tra le amiche (magari di secondo e terzo grado?).
E inoltre: quale migliore occasione per questa persona quella di sapermi su Facebook per contattarmi e rivolgermi di nuovo la parola e il saluto dopo più di due anni? Perché toglierle questa possibilità visto che qualcuna non fa che ripetermi che mi sbaglio su di lei, che lei è solo una persona rigida con problemi a relazionarsi (due anni fa era la “lesbica inesperta” nonché “l’innamorata respinta” folle d’amore per la donna che si era messa con me e non con lei). Non lo so, io dico che una persona rigida con problemi relazionali, se è educata, saluta il prossimo, in questo caso una donna del proprio gruppo di riferimento. Magari in maniera rigida, ma la saluta. E dopo così tanto tempo, se non è qualcos altro a muoverla, qualcosa che non ha nulla a che vedere con l’errore di un momento, un ravvedimento ce l’ha e cerca l’occasione perché sia “operoso”.
Per nulla al mondo dunque vorrei impedire che la cosa possa avvenire!
Tempo fa rileggendo la storia di Fabrizio De Andrè nell’anniversario della sua morte, ho incontrato questa frase a proposito del suo sequestro e dei suoi rapitori: “Se trovi degli alibi alla persona che ti tratta male e dici “in fin dei conti me lo sono meritato”, ne esci pulito da un punto di vista psicologico. Invece se la consideri un’offesa grave, come in effetti fa la maggior parte delle persone – perché tutti lo considerano immeritato, ed è immeritato – ne esci sconvolto. Si vede che ho un cervello che si adatta alle necessità di vivere tranquillo e di non perdere l’autostima, senza andare in depressione.”
Mi ha colpito. Difficile a praticarsi e forse solo uno come lui poteva riuscirci. Io che non ho subito un’offesa tanto grave, ho provato a lungo una certa sofferenza.
Penso di collocarmi a metà strada rispetto a Faber e ritengo che un’offesa è…un’offesa, ma può anche trasformarsi in un’opportunità se la si riesce a cogliere.
Una psicologa francese ha scritto sul perdono che il suo vero significato è la parola stessa: “per mezzo del dono”, in francese: “parle donc”, deciditi a parlarne. In sostanza, accusare e basta è da vittime; scusare e basta induce a reprimere ancora di più i propri sentimenti feriti e ci illude che ce ne siamo liberati. Occorre quindi al tempo stesso “accusare” e “scusare” chi ci ha offeso. Accusarlo per consentirci di esprimere la nostra sofferenza interiore, e scusarlo se si riesce a comprendere la sua motivazione e a riconoscere magari la propria parte di responsabilità. Anche se non ci si è affatto meritati una certa offesa da qualcuno, forse non si è fatto abbastanza per evitarla, o magari si deve pagare per qualcos altro, chissà. Comunque stiano le cose, ho deciso di lasciar perdere, mollare, non mettere sbarramenti né operare selezioni tra i contatti comuni.
Perché come dicevo, in Facebook, come nella vita, i gradi di amicizia possono essere diversi e allora posso benissimo accettare espressioni come “Tizio ha stretto amicizia con…”; “Caio ti ha inviato una richiesta di amicizia”; “devi essere amico di Sempronio per poter vedere le sue foto e il suo profilo”… Posso decidere di utilizzare questo strumento consapevolmente e allo scopo di avere amici ma anche conoscenze e contatti della comunità glbt.
E non mi importa se vedo tra gli amici degli amici i miei nemici….perché il mio più grande amico non è su facebook … Si chiama Pluto e sa distinguere molto bene tra le persone che mi vogliono bene e quelle che mi detestano e con queste ultime non stringe mai amicizia, anzi si volta dall’altra parte e mi fa segno di andare. Non sbaglia un colpo, è scientifico.
Certo, il fatto che un cane ci voglia tanto bene non significa che siamo belle persone… Un cane vuole bene ai suoi padroni anche quando sono dei farabutti, con gli altri esseri umani e con loro.
E poi un cane non ha la capacità di mediazione che gli umani hanno. Insomma, sto cercando di convincermi che se voglio vivere serena bisogna che mi adatti al genere umano e soprattutto… a quello femminile.
Bau!
Cioè, volevo dire… arrivederci.
Su Facebook.

Una Risposta

  1. ma che belli i tuoi articoli, complimenti! ;)

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