L’altra sera sono andata alla festa di ML.
Credevo di essere stata invitata per la conoscenza, seppure mai approfondita, che ho con ML dal 2001, anno in cui la conobbi ad un’associazione gay.
Credevo di essere stata invitata come persona a sé stante con qualche cosa da dire, o dare. Ma mi sono sbagliata…
ML ha recentemente realizzato un documentario nel quale intervista alcune lesbo-femministe storiche ed io ero lì come…la compagna di una delle “protagoniste” del film.
A tutte e tutti sono stata presentata come la “fidanzata di” che non era potuta venire e mi aveva inviata in sua rappresentanza. Insomma ero la first lady, no anzi, per la verità le first lady hanno sempre un’identità, un nome: Hillary, Eleanor, Barbara, Carla… Io no, e continuavo a stringere mani cercando di dire tra il contrariato e il divertito il mio nome, senza che ovviamente nessuno ascoltasse.
Al termine della contestuale proiezione del film, la domanda più gettonata che ho ricevuto è stata: “Ti è piaciuta la tua compagna?”.
Alla fine, rassegnata e oramai calatami nel personaggio della fidanzata adorante e senza luce propria, ho risposto in automatico che ovviamente mi era piaciuta (”ma come “ovviamente”? mica è scontato che siccome è la tua fidanzata ti debba piacere sempre?” – no, ma davvero?).
Beh, d’altra parte mi era effettivamente piaciuta…
Trovo che l’inquadratura dal basso ne abbia valorizzato l’espressione e l’autorevolezza e trovo felice la scelta di insertare sulla sua intervista, e non solo, i filmati delle varie manifestazioni di piazza. E’ una delle parti grammaticamente meglio riuscite del film, a prescindere, voglio dire.
Ritengo ad ogni modo felice l’idea di raccontare donne così diverse, che in qualche caso regalano testimonianze preziose e radiose, e anche di raccontarsi (talvolta in modo un po’ ridondante a dire il vero) in prima persona.
Il montaggio pecca nel ritmo e nel coraggio (il coraggio di tagliare e “asciugare”), ma alla fine ciò non impedisce un prodotto spontaneo e vero e sarà proprio questa la chiave del riscontro che avrà nei vari festival di cinema lesbico. Qualcuno, e forse me compresa in altri tempi, l’avrebbe liquidato come mediocre, ma oggi come oggi dico: ben venga un documento come questo e ben venga l’impegno e la sincerità di questa donna, anche nelle contraddizioni o nelle gaffes di una festa non riuscita. Faccio i miei auguri a ML.
L’altra sera però sono andata via presto e molto seccata (che mi ci vuole poco con il mio carattere un po’ombroso) e tornando a casa in macchina pensavo …sarebbe divertente se io, filmaker che tanto ha amato e praticato la sintesi, prendendo spunto da questa serata, in chiave tragicomica realizzassi un corto di 5-6 minuti su una donna senza nome che va ad una festa di lesbo-femministe illustri in cui per tutte lei è solo “la fidanzata di”, insomma come quando la moglie del politico, del professore, dell’avvocato o del personaggio pubblico è solo la moglie del politico, del professore, dell’avvocato, del personaggio pubblico, ed è il massimo a cui possa aspirare.
Mi mancava il titolo, ma già vedevo lo storyboard.
Poi ho telefonato alla mia “fidanzata illustre” e le ho detto: amore, non mi fraintendere, sono felice di stare insieme a te ma ecco com’è andata stasera…
…”E’ brutto, fra donne non si fa!” è stato il suo commento, sintetizzando in sei parole un mio stato d’animo da ultimo piuttosto frequente.
Fra donne non si fa perché è un retaggio del patriarcato, paradossalmente quel patriarcato tanto discusso dalle femministe e dalle donne intervistate nel film. Proprio una di loro parla con particolare dolore degli errori, dell’omologazione femminile, che ci porta ad essere uguali al maschile e del fatto che solo dei “barlumi” di un modo diverso di pensare e affrontare il mondo, sono venuti da decenni di femminismo e separatismo. “Essere uguali al maschile vuol dire non essere liberate”.
Come non darle ragione?
Forse ad una festa come quella dell’altra sera una come lei non sarebbe caduta nel meccanismo “ti presento la fidanzata di”. Almeno così mi piace sperare. In fondo oltre agli esempi estremi e gravi di omologazione (le donne kamikaze e le donne mafiose), ci sono esempi più banali ed invero insospettati…
E mentre penso: vabbè niente di grave, e ci rido sopra, non posso fare a meno di chiedermi in quanti meccanismi e contraddizioni sono cadute e cadono ancora le lesbiche e le femministe, mentre continuano a praticare quel separatismo che non le preserva né esenta dal recitare inconsapevolmente proprio quei copioni e quei ruoli che intenderebbero sostituire. Come battuta mi verrebbe da dire che forse dovrebbero smetterla e tornare a vivere nel mondo maschile ed etero, a osservarlo di nuovo da dentro per ricordarsi com’è e cominciare a proporre davvero qualcosa di nuovo.
“Prendere coscienza del mondo per farlo diverso da quello che è”.
Ci riusciremo mai? O continueremo ad avere solamente “barlumi”?
“Barlumi di coscienza”…
Un titolo possibile in fondo per il mio corto da… diversamente lesbo-femminista…
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