Il popolo giraffa

Quando ero ragazzina mia sorella mi prendeva bonariamente in giro perché diceva che avevo il
collo lungo come quello di una giraffa. Io rimanevo sempre sorpresa perché non mi sembrava tanto lungo, ma con il passare del tempo quest’immagine della giraffa ho cominciato a sentirla sempre più aderente a me.
Le giraffe hanno il collo così lungo perché intere generazioni di giraffe si sono sforzate di tenderlo per poter raggiungere i rami più alti e perché un collo molto lungo permette di avvistare in anticipo i predatori e mettersi in salvo..
Ma io non ho intere generazioni per sviluppare il mio collo che è ancora piuttosto corto e certe belve, più o meno mimetizzate, non sono riuscita ad scansarle senza farmi male.
Mi sono allenata ultimamente all’evitamento e alla difesa, perché la giraffa è un animale erbivoro, tendenzialmente non aggressivo, anche se può difendersi con i calci e con quelle sue cornine sulla testa.
Ma con certe specie calci e cornine non bastano! La giraffa infatti ha due grandi nemici: il leone e gli esseri umani che le danno la caccia.
E se nelle riserve africane la caccia è stata proibita e le giraffe sono una specie protetta, nelle “riserve” umane le cose vanno diversamente…
Non vorrei dare l’idea che io mi senta una specie da proteggere…benché c’è una cosa  che ha scritto il subcomandante Marcos, il noto rivoluzionario messicano, portavoce dell’esercito zapatista.
L’EZLN (Ejército Zapatista de Liberación Nacional) è un movimento clandestino del Chiapas, uno stato a sud del Messico, uno dei più poveri del paese. E’ formato soprattutto da indios con l’obiettivo di affermare i diritti delle popolazioni native messicane. E’ un movimento sui generis che rompe con la tradizione dei gruppi rivoluzionari, infatti a parte poche eccezioni, non usano azioni violente e rifiutano l’uso dei normali canali politici offerti dal Messico,  compresa la formazione di un partito o l’alleanza con un partito già esistente. L’approccio pacifico è una delle ragioni della longevità e della grande popolarità presso la popolazione civile del movimento che si oppone al neoliberismo e al sistema economico attuato dal Messico dal 1982 fino ad oggi ed il cui motto è “democracia, justicia y libertad”).
Bene, dicevo, il subcomandante Marcos scrisse tempo fa un bellissimo comunicato sul neoliberismo e sul fatto che per fortuna al mondo esistono le “giraffe”.
Eccone un estratto:

[...] Un mondo senza giraffe?
Con il loro passo goffo, l’evidente asimmetria, lo sguardo distratto, le giraffe hanno una bruttezza bella. A guardarle bene non è che siano brutte, sembrano piuttosto molto “altre”, con quella figura tanto lontana dalle pedanti simmetrie equilibrate assegnate ai predatori. La giraffa è l’immagine più emblematica della differenza nel mondo animale. Non è solo diversa, ma porta a spasso la sua enorme irregolarità trasformando la sua “alterità” in bellezza, precisamente perché si mostra.
Anche l’umanità possiede, fortunatamente, le sue “giraffe”.
Ci sono, per esempio, donne giraffa, perseguitate e vessate non solo perché non si sforzano di aderire al modello di bellezza e comportamento imposto  dall’alto ma perché proclamano la loro differenza e la loro lotta per essere quello che vogliono essere e non quello che altri vogliono che siano.
Ci sono anche le giovani giraffe, uomini e donne restii a sottomettersi / si dice “maturare” / alla catena di claudicazioni, tradimenti e prostituzioni associate al calendario. Giovani a cui si dà contro non solo perché non occultano l’asimmetria del corpo e dell’anima, ma l’adornano, gli mettono gel,  tatuaggi, le inseriscono un piercing, la rendono “dark”, “ska”, “hip-hop”, “punk”, “skin”, “come-si-dice”, la gridano con graffiti su un
muro, la volantinano in appoggio ad una lotta sociale, ne fanno “caracolitos” di fronte alle “forze dell’ordine”, la mettono a studiare ma senza il profitto  come motore ed obiettivo, e la fanno saltare quando il rock, questo specchio sonoro, decreta l’abolizione della legge di gravità…
…Ci sono anche le “altre” giraffe: le giraffe omosessuali, lesbiche, transessuali, travestite e “ognuno-a-suo-modo”, no? Non solo escono dall’armadio, ma espongono la propria differenza con la dignità che distingue gli esseri umani dai neoliberisti, pardon, dagli animali.
Incuranti di essere perseguitate e derise perfino da quelli che dicono di volere cambiare il mondo. Javier Lozano Barragán, vescovo cattolico di Zacatecas, Messico, ha paragonato gli omosessuali e le lesbiche agli scarafaggi (La Jornada, 22 ottobre 2004, Penultimatum). Gli scarafaggi non sono in pericolo di estinzione. Le giraffe sì. Inoltre, secondo rigorosi studi scientifici, gli scarafaggi sarebbero gli unici esseri a sopravvivere in caso di olocausto mondiale. Non si sa se i vescovi sopravvivrebbero.
Ci sono poi le giraffe indigene, uomini e donne e giovani che portano il loro colore, la loro lingua e la loro cultura con la stessa vistosità e colori dei loro abiti, dei loro canti, dei loro balli, delle loro lotte e ribellioni.
E ci sono le giraffe opera@, contadin@, impiegat@, maestr@, autisti, ambulant@, religios@, artist@, intellettual@, senza documenti, che indossano stivali o scarpe da ginnastica o pantofole o sandali o vanno a piedi nudi.
Il popolo giraffa.
…Dovrebbe esserci una legge che ci protegga come “specie in pericolo di estinzione”.
Non c’è.
Al posto della legge, noi abbiamo la nostra resistenza, la nostra ribellione, la nostra dignità….”.

Questo ha scritto il subcomandante Marcos… ed io non ho nulla da aggiungere, se non la mia personale dedica di questo “manifesto” a tutte le giraffe di ogni orientamento sessuale… ma anche e soprattutto alle giraffe del mondo lesbico e glbt…..

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