Ma non è di recensioni o tecniche televisive che voglio parlare.
Mi ha colpito molto, nella prima puntata di questa seconda tranche, la breve intervista ad una certa Monica di Torino, la quale, come conclude poi la stessa Nina, lancia una provocazione molto pesante, sostenendo che c’è una mancanza di valori nelle relazioni lesbiche (per cui ci si mette insieme tra ex della stessa ex ad esempio) e che i gay italiani non sono pronti e in sostanza non possono rivendicare certi diritti perché vivono nella promiscuità, sono incapaci di affrontare i problemi e volersi bene veramente, sono incapaci di strutturarsi in una famiglia….Con una difficoltà del genere alla base, conclude l’intervistata, come possiamo parlare di pacs e di figli?
Ora, benché io a volte abbia le stesse perplessità per quello che riguarda la promiscuità gay e lesbica e non mi riconosca molto, per intenderci, nel grafico di Alice in L Word (tuttavia riconosco ad alcune donne il merito di riuscire a mantenere dei legami e a formare delle vere e proprie famiglie allargate con le proprie ex), non mi trovo affatto d’accordo con l’idea che i gay e le lesbiche non possano rivendicare i propri diritti sulla base del fatto che sono instabili dal punto di vista affettivo (queste peraltro sono proprio le argomentazioni che usano gli eterosessuali omofobi contro di noi).
In primis non mi pare che la capacità e stabilità affettiva sia mai in discussione per quel che riguarda gli etero (che non mi sembrano tanto più “stabili” e “duraturi”). In secondo luogo va detto che c’è un legame consequenziale evidentissimo ormai a molti e che Lingiardi nel suo ultimo libro “Citizen gay” chiarisce ancora meglio, tra la mancanza di cittadinanza (i diritti che i gay secondo l’intervistata non avrebbero diritto di rivendicare) l’omofobia sociale e l’omofobia interiorizzata, proprio quest’ultima motivo, sovente, della difficoltà ad accettarsi, dell’autodisprezzo, e di comportamenti inconsciamente autodistruttivi o semplicemente non-costruttivi, nel senso dell’incapacità o impossibilità a costruire legami d’affetto stabili e duraturi.
In ogni caso i legami d’affetto duraturi esistono eccome nel mondo gay e lesbico e però non è detto che debbano sempre e comunque ricalcare la famiglia tradizionale.
Insomma se due ex rimangono in buoni rapporti e si vogliono bene, se vogliono vivere sotto lo stesso tetto con le rispettive nuove compagne, non vedo dove sta la promiscuità se i rapporti sono sereni e chiari.
Come emerge dalle interviste e dai racconti successivi esistono molte di queste “famiglie”, basate sull’affetto, la condivisione e la cura reciproca. E tutto questo a mio avviso dà una grossa pista, come diciamo da queste parti, anche alle relazioni eterosessuali!
Io personalmente non lo so se riuscirei a vivere sotto lo stesso tetto con una mia ex, ma so che l’idea di convivere con più donne a cui voglio bene, in una grande casa, non mi dispiacerebbe per niente, così come non mi dispiace per l’idea di una convivenza tradizionale a due.
Forse è solo questione di cosa la vita ci mette davanti.
Ma comunque sia, io penso che dovremmo fare molta attenzione a discorsi del tipo “siamo incapaci di essere stabili affettivamente per cui non siamo pronti per avere il riconoscimento dei diritti”.
Perché mi pare che sia esattamente il contrario.
Proprio il contrario.
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