Giorni fa ho dimenticato un appunto in ufficio, un appunto che riguardava questo blog e in cui c’era scritto il mio nome.
Forse la curiosità vi ha spinto a cercare in un motore e ad entrare in Ziba_L_bloG; qualcuno avrà sparso la voce…insomma, ora sapete che sono lesbica. Non che abbia inventato mai bugie o mi sia così nascosta negli ultimi anni, da quando cioè sono passata, come direbbe qualcuno, all’altra sponda, (come se un fiume potesse dividerci in quanto colleghi e persone…) ma non mi sono mai dichiarata apertamente; non sapevate che ho una compagna, che scrivo con uno pseudonimo e che pubblico su un blog.
Uno scherzo dell’inconscio forse, un modo per quella parte di me che chiede di essere trasparente, di venire allo scoperto. Ma ad essere sincera, quando ho realizzato della mia “dimenticanza” la mia prima reazione è stata di paura e la tentazione è stata quella di chiudere tutto, cambiare blog, nick e connotati. E quando ho capito che non avrei potuto comunque cancellare le tracce dai motori di ricerca, ho avuto quasi un momento di panico all’idea di ripercussioni o, per voler esagerare, ”persecuzioni” di qualche tipo (ma io sono fortunata di lavorare nella Pubblica Amministrazione: molte persone, in altri settori, vengono licenziate con una scusa per il fatto di essere omosessuali).
Poi sono stata combattuta tra il pensare che si presentava l’opportunità di farmi conoscere meglio da voi e la voglia di preservare uno spazio totalmente mio, in cui poter essere, o meglio sentirmi, libera, lontana soprattutto, da chiacchiere, pregiudizi, luoghi comuni, parlar dietro le spalle, che sono tipici di certi ambienti e che per una suscettibile come me, sono fonte di dispiacere.
Comunque, riflettendo meglio sul mio panico iniziale, mi sono resa conto che la preoccupazione non era tanto di essere stata “scoperta” nella mia omosessualità, bensì quella di essere stata scoperta per avervi, in un certo senso, “ingannato”, e per omettere una cosa così importante della mia vita, della quale scrivo e per la quale mi batto.
Ed è per questo che ho deciso di cogliere l’occasione e di restare ferma qui, permettendovi di curiosare e forse capire meglio come vive e si sente una persona come me ed anche intuire il perché una persona nasconda ai suoi colleghi, coloro con i quali trascorre un terzo ed anche più della sua giornata per quasi quarant’anni, una parte di sé.
Certo quei colleghi non sono stupidi, magari molti di loro hanno capito da tempo e da tempo comprendono il perché di questa omissione. Il nostro ambiente è molto omofobo, si sa, ma per fortuna ci sono molte belle persone tra di voi. Lo penso in generale e non solo perché mi immagino che qualcuno di voi possa essere favorevole alle unioni civili tra persone dello stesso sesso. Non si nasce aperti e sereni su questo argomento. Non lo sono le persone etero perché vengono educate in una società che fa sentire macchiato e malato chi è orientato diversamente; non lo sono le persone gay e lesbiche perché si sentono di conseguenza macchiate e malate. Uscirne non è facile per nessuno. Lo comprendo, lo vivo. Ci lavoro. E mi piacciono le persone disposte a lavorarci. Ce ne sono tante, tante che lo fanno per affetto, perché conoscono persone omosessuali e vogliono loro bene, tante perché vanno oltre quello che dice il Papa alla tv o quello che si vede ai gay pride. Ma a questo proposito voglio dirvi che io non sono d’accordo nel criticare le persone che a quella manifestazione si travestono, si truccano e folleggiano in un giorno che rappresenta per la comunità omosessuale una ricorrenza importante. Forse voi fate differenza tra gli omosessuali che vanno alle manifestazioni vestiti normalmente, come me, e quelle persone che dànno spettacolo e si esibiscono, ma non c’è proprio nessuna differenza sotto il profilo della dignità umana e dell’essere cittadini con uguali diritti. Quell’esibizionismo a volte un po’ impudico che voi vedete, come ha ben spiegato Nicki Vendola, un famoso politico omosessuale in giacca e cravatta, è l’effetto di una tragedia millenaria: si è stati così a lungo negati nei secoli, nello sguardo dei propri genitori, dei propri amici e delle piccole cose della quotidianità che a un certo punto, come dopo essere stati troppo tempo al buio, si è accecati. La luce della dignità appena guadagnata è “accecante” e non si può chiedere a uno che è accecato di muoversi senza sbandare. Si ha bisogno di sbandare…e anche di ballare perché si è stati immobilizzati per tanto tempo.
E inoltre, vedete, alcuni studi hanno dimostrato che la mancanza di cittadinanza, di riconoscimento sociale e di diritti, determina una forte omofobia interiore negli omosessuali, una disistima di sé talmente grande da produrre, appunto, sbandamento e comportamenti sessuali a rischio. Ecco perché sarebbero così importanti delle leggi che salvaguardassero il valore e la dignità delle persone omosessuali, sì, perché in questo modo verrebbero meno quell’assimilazione della negatività ambientale, quell’autodisprezzo e quei comportamenti inconsciamente autodistruttivi che a volte le persone omosessuali hanno, e che poi fanno dire a molta gente che gli omosessuali sono indegni, immorali e depravati. E’ un cane che si morde la coda insomma, lo capite vero?
E poi verrebbe meno anche tanta insicurezza, che a volte fa rendere di meno nello studio, nel lavoro e nelle relazioni.
Ecco, penso che forse può essere utile riflettere su questi fattori prima di stigmatizzare o magari solo scimmiottare una persona gay. A qualcuno di voi lo vedo fare di tanto in tanto ed ogni volta fa male. So che può capitare di farlo senza pensare, per superficialità, non per cattiveria, ma il fatto è che non dovrebbe capitare.
Ad ogni modo nella maggior parte di voi, specie fra i più giovani, avverto apertura, simpatia, assenza di giudizio, rispetto. Pensare a questo mi dà speranza, fiducia, perché vi confesso che non è sempre facile per le persone come me restare allegre. E forse questo scherzo dell’inconscio, come direbbe il mio analista, arriva per farvi in qualche modo sapere che tengo a voi più di quanto io pensi, a volte per paura e autodifesa. Che posso anche continuare ad usare il mio pseudonimo, ma perché mi piace, non per paura che si sappia chi sono.
Certo, magari a molti di voi non interessa sapere se lavorano con un omosessuale o una lesbica e pensano che la sessualità è un fatto personale che non si sbandiera di qua e di là. Ma è una balla, credetemi. E’ stato fatto un esperimento da qualche parte: per un mese provare a non menzionare mai il marito/la moglie o i figli nelle conversazioni tra colleghi, a descrivere esperienze vissute con il/la partner come se si fossero vissute da soli, a cambiare pronome e dire “lui” anzichè “lei” o viceversa. Ebbene, chi si è sottoposto all’esperimento lo ha trovato umiliante. Provate a immaginare di farlo per anni, per una vita (come fanno molti omosessuali). Insomma, se ci pensate neanche vi rendete conto di dare per scontata la vostra eterosessualità e di fare di continuo riferimento a fidanzate, mogli, figli, amanti. La vostra vita privata non è “privata” di quei riferimenti e affetti.
Quante collette e rinfreschi abbiamo fatto insieme per i colleghi che si sposano e a cui nascono dei figli? Ecco, anche a me piacerebbe poter sposare un giorno la mia compagna, o se preferite, legalizzare la mia unione con lei e poter condividere con voi questi momenti della vita.
E chissà che quel giorno non arrivi, magari tra vent’anni, magari prima di andare in pensione.
E allora vi toccherà fare una raccolta anche per la sottoscritta e pensare - in modo per me meravigliosamente paritario -”uffa anche oggi una colletta!”
Con affetto
Lilla
Postato in: Lettere a... | Messo il tag: cittadinanza, coming out, diritti, lettere, omofobia



standing ovation lilla
ti voglio bene e sono orgogliosa di te
baci
rossana la tua collega lesbica
Angelilla…non credi che freud sarebbe incuriosito dal tuo “lapsus”? nella psicopatologia della vita quotidiane Lui spiega bene questi lapsus :non ce la facevi più a nasconderti!!! sono veramente felice del tuo “artificio”, messo in atto contro la tua stessa volontà cosciente…sono felice per te. dal giorno dell’inaugurazione di momiemomi io mi sento rinata…l’aver dichiarato pubblicamente il mio essere omo a circa 400 persone, trai quali i membri non strettissimi della mia famiglia (perkè gli altri lo sapevano già!) è stato liberatorio. da quel famoso 10-01-08 in cui decisi di mostrarmi in TV a “forum”,come sai, la mia necessità di scendere in campo a viso scoperto è cresciuta sempre più…fino a quel giorno dell’inaugurazione di momiemomi…ero veramente commossa!!! ti auguro una vita intera, da adesso, d’integrazione a viso scoperto, senza più menzogne. forse troverai qualcuno che storce il muso ancora qlc che pronuncia battute stupide…ma tu vai avanti con la tua vita e con il tuo blog, che contribuisce all’abbattimento delle barriere ed alla consapevolezza di sè per tanti omo. ciò è alla base della ricerca dell’integrazione. un abbraccio momi
ho spulciato e letto qua e là sul blog…
ti volevo solo dire che sei veramente una “grande”!
un abbraccio!
Kk :)