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Trillo percepisce quando sono triste per qualche ragione e subito, vibrando come un trattore, col muso mi scuote energicamente il viso come a dirmi: ehi, qua ci sono sempre io!
E’ empatico. Non so dire come, perché, in che modo, ma lui… sa. Sa sempre tutto. Sorrido pensando che forse vedo quello che mi piace vedere. E mi chiedo se e’ da “poeti” o da “coglioni”…
Ma è bello dimostrare l’affetto, dichiararlo. E’ bello il contatto e la meraviglia.
Io ho sempre guardato alle donne che ho amato con meraviglia, la stessa con la quale guardo lui mangiare, crescere, prendere le misure per i suoi balzi.
Certo i gatti combinano anche molti guai, come pure le donne (me compresa). Ma grazie a lui ho sto imparando a “soffiare” quando qualcosa non mi sta bene.
Gli animali domestici sono ormai considerati dalla legge non più “da compagnia”, ma “da affezione” (che è un gradino più in alto) ed non posso che essere d’accordo.
Non credo di averlo antroporfizzato. Cerco di guardare ai suoi bisogni di specie (cercando sempre di non dimenticare i miei) e allo stesso tempo lo amo come amerei il mio migliore amico. Dico sempre alle mie compagne di non essere mai gelose di lui, perché un animale è per sempre, una compagna è per il tempo che dura (anche se si spera il più a lungo possibile).
Io e Trillo viviamo in un appartamento. Di natura non ce n’è nella zona dove abito, ma io cerco sempre di giocare e interagire con lui.
Non mi piace l’idea di trattare un gatto come un soprammobile, senza che gli si parli o lo si stimoli. Perché anche gli animali si deprimono. Trillo è molto vivace…e credo proprio che sia un gatto felice. Ma so che non dipende solo da me. E’ lui che è un’anima bella. Un grande gatto.
La notte dorme accanto a me e la mia tenerezza per lui è tale che di notte quando sopra le coperte si accoccola nell’incavo delle mie ginocchia, io, finché ce la faccio, evito di muovermi…resisto. Poi certo arriva il momento che devo cambiare posizione e allora gli chiedo scusa e faccio le contorsioni per non disturbarlo.
Certe volte mi chiedo: perché amo in questo modo? Sì insomma anche le donne le amo così…Sarà sano?
Ma poi mi viene in mente che noi umani abbiamo due bisogni fondamentali: il bisogno di appartenenza e il bisogno di individuazione.
E allora ecco che voglio appartenere e abbracciare, ma anche ad un certo punto mettermi in libertà. Succede anche tra le coppie umane: ci si addormenta abbracciati e poi ognuno continua il sonno come gli pare (ma alcune coppie ben assortite restano abbracciate a lungo).
Trillo è il mio partner animale. Da piccola sognavo di vivere con un cane e fino a poco tempo fa pensavo che a un cane mi sarei relazionata più facilmente perché i gatti sono troppo ermetici, misteriosi e persino autistici. Ma non è così, quando li conosci. E inoltre rapportarsi a un cane non è poi così facile, se si vuole farlo correttamente.
La relazione con il gatto è una sfida. Amare un gatto mi ha insegnato ad accettare la diversità. Anche la mia.
Ho imparato addirittura ad accettare l’idea che un gatto, se muori in casa da sola senza nessuno che se ne accorga, dopo qualche giorno potrebbe cominciare a sbranarti per la fame.
Lo so, è macabro, ma è un fatto di cronaca accaduto qualche anno fa.
Un cane si lascerebbe morire, un gatto no. Cosa è meglio? E da quale punto di vista ovviamente? Nessuna morale ovviamente. L’istinto, la fame e la disperazione tirano fuori la vera natura di un essere. Uomo, donna, gatto cane…
Ma poi sarà vero per tutti i gatti? Ho sentito anche storie di gatti che sono andati a vivere vicino alle tombe dei loro padroni…
Comunque non posso fare a meno di pormi delle domande anche su quella che è la natura delle persone umane.
C’è una natura generica o siamo tutti diversi?
O magari diversamente evoluti?
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