Si chiama Pluto. E’ il cane che vive nel cortile della sede in cui lavoro. E’ uno dei miei maestri.
Qualcuno lo ha trovato per la strada e così e’ stato adottato. Gli hanno costruito un recinto e una cuccia. Non resta mai solo Pluto, perchè in sede c’è sempre qualcuno, anche di notte. Ce ne occupiamo a turno ed è come se avesse tanti padroni, il che non è il massimo per le caratteristiche etologiche di un cane, ma poteva finire peggio visto il mondo in cui viviamo. Anche gli animali hanno un loro destino, si vede.
Pluto è venuto a insegnarci la pazienza e la gratitudine.
A volte lo guardo e penso che è un grande “essere” illuminato.
Sta lì nel suo recinto e con calma aspetta qualcuno che gli dia da mangiare e gli faccia fare le passeggiate quotidiane. Non abbaia, non ha pretese, non si lamenta. Ringrazia, scodinzola, anche se ritardi ad occuparti di lui, anche se c’è chi non lo degna di uno sguardo (questo è per me fattore determinante di “selezione” circa i miei colleghi…)
Eppure nel mondo umano non funziona così: se ti va sempre bene tutto e se scodinzoli a tutti, sei fottut*.
E così ci siamo convinti che i cani sono fessi. Ma per un cane l’essere umano equivale a una specie di “dio”, a un essere potente che tutto puo’. E’ come quando noi siamo grati a dio, all’universo o comunque vogliamo chiamarlo, e accettiamo il nostro destino. Il che non è da fessi e in genere prima lo impariamo meglio è. Ma questo mica significa abbassare la testa con gli altri uomini e donne.
E invece i veri fessi siamo noi perché è proprio quello che facciamo, più di loro (in ogni caso – e non a caso – comunque siamo simili).
Pluto con gli altri cani la testa non l’abbassa proprio per niente. Altroché se si fa rispettare con i suoi pari! A volte ci si azzuffa persino.
Mi piacerebbe essere proprio come lui: ”azzuffarmi” (solo simbolicamente, s’intende!) con gli umani per difendere il territorio e l’identità, ma essere grata al cielo per quello che ho e per quello che sono…
Potrei quasi chiamarla “pet-spiritual-therapy…
Dall’altra parte però, come dice la mia amica Agata, essere nata donna in una famiglia patriarcale del sud; essere lesbica in una famiglia come sopra e appartenere ad una minoranza discriminata in una società eterosessista ed omofoba; essere diverse a scuola, sul lavoro, nel condominio; essere diverse a volte persino dentro il proprio gruppo di riferimento, beh, qualche problema forse lo crea.
E allora magari succede che abbai e te la prendi anche con Dio…
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…e mi piace si questo tuo blog!
Sara’ che il mio primo cane si chiamava Pluto ed era tutto bianco con un’orecchia nera, sara’ che mi piace il tuo blog, ti dico: continua cosi’…
Giusy